Sostenere il sostegno

Sostenere il sostegno

23 Giugno 2024 0 Di giuseppe perpiglia

Quando, nelle mie quotidiane passeggiate, anzi navigate, sulla rete, trovo una notizia o un articolo che stuzzica il mio interesse, lo scarico e lo conservo nel mio personale archivio sul disco rigido ripromettendomi di rileggerlo con attenzione in un futuro indeterminato.

In genere passa molto tempo e le “buone intenzioni” si accumulano una sopra l’altra, e se non si ricoprono di polvere è solo perché sono in formato elettronico. Un bel giorno, però, capita di andare a scartabellare nell’archivio delle “buone intenzioni” e tirare fuori qualche articolo che, per una qualche ragione, titilla il mio interesse.

È quanto capitato in questi giorni.

Sfogliando il contenuto del mio archivio mi sono imbattuto in un articolo pubblicato il 15 settembre 2020 sul supplemento Buone notizie de Il corriere della sera. Il titolo dell’articolo è tutt’altro che una buona notizia, infatti è Sostegno tradito – Insegnanti tappabuchi e alunni trascurati. (inserire il file nel blog)

La data di riferimento per il soggetto delle riflessioni che voglio proporvi in questo articolo è quella del 4 agosto 1977, giorno in cui fu emanata la famosa legge 517[1] che rappresenta un vero e proprio spartiacque nel sistema di istruzione e formazione italiano.

In conseguenza del, finalmente, riconosciuto diritto costituzionale dell’accesso a tutti gli alunni in condizioni di handicap di accedere ai normali canali sia dell’allora scuola elementare sia di quella che all’epoca era chiamata scuola media, fu istituita la figura del docente di sostegno per aiutare tutti quei ragazzi che avevano bisogni specifici nell’affrontare il percorso educativo al meglio delle loro potenzialità.

Sempre nello stesso anno furono abolite le materie Applicazioni tecniche, per i maschi, ed Economia domestica, per le ragazze[2], per accorparle in un’unica disciplina a cui fu imposto il nome di Educazione tecnica e che oggi è diventata Tecnologia.

L’accorpamento delle due materie portò ad una pletora di docenti che, con ingegno tutto italiano, furono trasformati, con un semplice corso di aggiornamento tanto veloce da sfiorare la farsa, in docenti di sostegno. Onde evitare equivoci, questa mia polemica non è certo rivolta verso i colleghi che per la gran maggioranza, come ormai tradizione consolidata, hanno cercato di dare comunque il meglio. La polemica è rivolta contro una classe politica che è sempre stata molto miope per quanto riguarda la scuola e la sua gestione.

La conseguenza fu che l’importante ed insostituibile figura del docente di sostegno nasce con uno stigma contrassegnato da capitis diminutio, di una perdita di prestigio, insomma nasce come docente di serie B, mal sopportato, in genere, dai docenti disciplinari che lo vedono quasi come un elemento di disturbo all’interno della ‘loro’ classe. Atteggiamento tuttora in voga con apprezzabile frequenza.

Il precedentemente citato articolo apparso sul supplemento de Il corriere della sera ci informa che il numero dei ragazzi con una qualche disabilità è cresciuto e tale tendenza non accenna a scemare. L’incidenza di questi ragazzi particolari, spesso fragili, infatti, è passata da 1 su 67 alunni nell’anno scolastico 1997/98 ad 1 su 28 nel 2019/20. La spiegazione è da ricercare in un mutato atteggiamento culturale delle famiglie e della società. I genitori di un alunno speciale, infatti, non pensano più alla vergogna di avere un bambino diverso dagli altri, un bambino che non ha soddisfatto le loro aspettative, ma cominciano a pensare maggiormente al futuro di questi ragazzi ed al loro possibile percorso di crescita.

Permettetemi un piccolo aneddoto personale.

All’inizio della carriera mi capita un incarico annuale presso la scuola media di un grosso paese della mia provincia. Nella classe prima, per altro allocata in quella che avrebbe dovuto essere la cucina della scuola, quindi con le pareti piastrellate ed altre amenità del genere, mi ritrovo davanti 28 alunni. Noto subito, cosa molto facile per la verità, che tre ragazzine dimostrano di avere seri problemi di apprendimento. Mi premuro, quindi, di avvisare la dirigente la quale, molto semplicemente e con fare serafico, come fosse la cosa più normale di questo mondo, mi informa che le famiglie non vogliono richiedere il sostegno altrimenti le figlie non troverebbero marito, essendo additate solo per il loro problema. E tant’è!

La figura del docente di sostegno continua, ancora oggi, ad essere considerata un accessorio, un optional, non viene ancora vista nella sua importanza primaria ed insostituibile. È prassi comune, ad esempio, utilizzare il docente di sostegno, in particolare quando il ragazzo affidatogli è assente, come tappabuchi per sostituire i colleghi assenti. Ed in casi particolari questo si verifica anche quando l’alunno è presente, privandolo, così, di un suo diritto riconosciuto dalla norma e dalla deontologia professionale.

Un altro problema, anch’esso molto serio per la delicatezza del contesto, è rappresentato dall’eccessivo turnover di docenti di sostegno tra un anno scolastico ed il successivo, per cui tanto il docente quanto il ragazzo si trovano costretti a dover ricostruire un rapporto di fiducia e di reciproco riconoscimento. E non è certo un’operazione semplice e banale.

Sull’articolo si legge, inoltre, che i docenti di sostegno non sarebbero sempre all’altezza del loro compito, infatti, secondo quanto riporta l’autore dell’articolo, ben il 40% dei docenti di sostegno sarebbe impreparato per svolgere il compito che gli è stato assegnato. E questo ci riporta a quanto detto circa la genesi della figura professionale di cui stiamo dicendo.

Ancora un’altra considerazione di questo lungo e pietoso rosario. Non è raro che il ruolo del docente di sostegno venga utilizzato come grimaldello, come cavallo di Troia, per entrare nel sistema di istruzione per poi passare alla classe di concorso della disciplina desiderata.

Da quanto finora detto, e l’elenco non è certo esaustivo, ben si capisce quanto sia intricato il problema del sostegno. Bisogna dire che la norma, in questo caso, è una norma degna di ammirazione, una norma all’avanguardia per civismo, ma… E si, siamo alle solite. La norma deve o dovrebbe essere la codifica del buon senso. La norma non può prevedere tutto ed il contrario di tutto. La norma dà delle indicazioni più o meno analitiche a seconda dei casi e poi sta a chi le deve applicare avere ben presente la filosofia che sottostà alla norma stessa.

C’è un qualche timido tentativo a livello locale volto a combattere la pratica di trasformare i docenti di sostegno in tappabuchi buoni per ogni occasione ed alcune organizzazioni di genitori cominciano a far sentire forte e chiara la loro voce e le loro proteste stanno salendo di intensità. Qualche USP -Ufficio Scolastico Provinciale-, il vecchio Provveditorato, ha emanato circolari che vanno in questa direzione. Ma si tratta pur sempre di semplici palliativi che non risolvono certo i problemi che si ripresenteranno puntualmente all’apertura di ogni anno scolastico se lo Stato, per il tramite del Governo incarica, di qualunque colore esso sia, e l’intera classe politica, non si faranno carico dell’evoluzione della normativa che regola il sistema di istruzione e formazione nazionale con una revisione completa, a 360°, organica, strutturata, non tanto e non solo della norma, ma della considerazione da riservare alla scuola, una considerazione che non può esimersi dall’avere una visione lunga.

Allo stato attuale le uniche volte che la politica guarda alla scuola è quando deve effettuare i famigerati tagli lineari. E questo non può certo portare buoni frutti!

Articoli correlati:

  1. Istruzione, formazione ed educazione
  2. La didattica semplessa
  3. Diversa abilità e psicotecnologia
  4. La sindrome autistica
  5. BES
  6. Patto per lo sviluppo professionale del docente
  7. Il curricolo verticale
  8. La visione olistica
  9. Il LIEP
  10. L’emersione delle competenze

Breve sitografia:

Le immagini di Morano (CS) a corredo dell’articolo sono scatti dell’autore.

[1] Legge 4 agosto 1977, n. 517 Norme sulla valutazione degli alunni e sull’abolizione degli esami di riparazione nonché’ altre norme di modifica dell’ordinamento scolastico. (GU Serie Generale n.224 del 18-08-1977)

[2] Si ricorda che al tempo non esistevano classi miste, ma i due sessi erano rigidamente separati in classi diverse.