A scuola con l’IA

A scuola con l’IA

9 Giugno 2024 0 Di giuseppe perpiglia

Cremona, una scuola secondaria di primo grado, una classe terza. L’insegnante di lettere assegna, come compito a casa, la stesura di un elaborato, un classico tema. La classe, molto diligentemente, si attiene alla consegna. Però… Eh si, c’è un però, ed anche molto ingombrante. L’insegnante, che probabilmente è una persona che tiene al proprio lavoro ed è, lui si, ligio, serio e preparato, un professionista che va a fondo alle cose, si accorge subito che qualche cosa non quadra, che qualche particolare non secondario sembra essere fuori posto.
Incalza, quindi, i propri ragazzi per capire quale sia la nota stonata, ammesso che sia soltanto una. I ragazzi, messi alle strette dal solerte insegnante, hanno, quindi, ben 18 su 23, ammesso candidamente che il compito lo hanno fatto svolgere ad una piattaforma che gestisce, oltretutto gratuitamente, l’intelligenza artificiale.
L’insegnante, che non si è accontentato del semplice prodotto finito, ma ha voluto indagare sul resto, su annessi e connessi, si è subito accorto del diverso stile comunicativo ed argomentativo degli elaborati rispetto alla sua esperienza circa le competenze in lingua dei ragazzi. È doveroso, a tal proposito, ricordare che la scuola odierna non è la scuola del prodotto, bensì la scuola del processo.
Per essere sicuro della sua ipotesi e per fugare ogni qualsiasi dubbio, ha interrogato uno per uno gli studenti su quanto da loro prodotto, sul significato e sulle idee che avrebbero portato a stilare ogni rispettivo elaborato. Il risultato, con il senno del poi, è stato scontato: nessuno di loro ha saputo spiegare quanto aveva scritto, anzi, per essere precisi, copiato, dalla piattaforma ChatGPT.
Non staremo qui a colpevolizzare oltre ogni limite la classe terza di Cremona, ma si vuole solo affermare che la scuola odierna deve fare i conti con la tecnologia odierna, ed in particolare anche con questa nuova frontiera dell’informatica che sta mettendo in fibrillazione finanche la politica internazionale per le sue non ancora completamente chiare e note conseguenze.
Nel caso specifico della classe terza di Cremona, e di tutte le altre classi terze di Cremona sparse lungo lo Stivale, possiamo parlare di truffa, perché di vera e propria truffa si tratta, che, però, possiamo, in fondo, considerare poco più di una ragazzata, di una alzata di ingegno caratteristica di un gruppo di adolescenti. Per quanto possa essere depotenziato però, tale gesto deve essere adeguatamente stigmatizzato dalla scuola e dalla famiglia per tutte le implicazioni che da esso originano, sia sul piano didattico, sia, ancor di più, sul piano etico e morale.
Sul piano didattico il vulnus è abbastanza chiaro e scontato: la licenza media dovrebbe essere eventualmente rilasciata alla piattaforma ChatGPT che mette gratuitamente a disposizione le potenzialità dell’intelligenza artificiale e non certo all’alunno che non arricchirà il suo bagaglio culturale, non acquisirà nuove e più complete competenze, come sarebbe suo vantaggio e suo dovere.
Sul piano etico e morale il possibile danno è senza dubbio maggiore, almeno potenzialmente. Ricorrere ad una tale “protesi”, ad un tale aiuto, infatti, vuol dire tradire la fiducia che l’adulto, sia esso docente o genitore, ha riposto in ognuno di tali ragazzi, vuol dire sfuggire le proprie responsabilità e non ottemperare ai propri doveri, vuol dire demandare ad una macchina il proprio pensiero, che è la dote più grande e più importante, più precipuamente umana, di cui la natura ci ha fornito.
Ma cosa può effettivamente fare l’intelligenza artificiale? Come funziona?
Sfatiamo subito falsi miti e false credenze, indotte anche dalla denominazione fallace. Per quanto si parli di intelligenza, infatti, tali software non sono affatto intelligenti per come intendiamo normalmente tale caratteristica. L’intelligenza artificiale, infatti, non crea nulla, semplicemente assembla una miriade di notizie inerenti all’argomento scelto. Il software che sottende all’intelligenza artificiale accede, in frazioni di secondo, ad un’infinità di informazioni disponibili in rete (la cosiddetta infosfera), seleziona quelle più attinenti e quindi, grazie ad altre routine, confeziona un documento di qualsivoglia tipologia -testo, audio, immagini- in un linguaggio che possiamo definire umano.

La stessa operazione può essere fatta anche con la voce. Una volta che la routine ha acquisito un brano vocale, che avrà la funzione di stampo, è in grado di riprodurre interi brani con le stesse caratteristiche timbriche. Si pensi, a mo’ di esempio, al tanto seguito programma Mediaset Striscia la notizia ed alla rubrica di highlander DJ che fa cantare politici e personaggi famosi con le sue simpatiche filastrocche.
La realtà, però, è molto più seria. Una truffa basata su tale applicazione sta mietendo non poche vittime, in special modo tra le persone anziane. Il malcapitato riceve una telefonata con la voce di un nipote o di una nipote che chiede al nonno, sono infatti loro i più bersagliati, di aiutarlo perché si trova in un pasticcio e non può dire nulla ai genitori. Manderà, continua la voce, una persona di sua fiducia a ritirare i soldi che gli servono. La persona che si presenta a casa dell’anziano è, ovviamente, uno dei complici della truffa. Quando l’anziano si rende conto di essere stato raggirato è ormai troppo tardi per porvi rimedio. Una variante vede coinvolte (false) forze dell’ordine -polizia o carabinieri- e la persona che si presenta dall’anziano sarebbe un agente deputato alla riscossione delle multe o delle sanzioni pecuniarie.
Ha fatto scalpore, poco tempo fa, la notizia di una bella e giovane annunciatrice della tv giapponese il cui fascino ha ammaliato non pochi cuori, spezzandoli impietosamente, salvo poi dichiarare di essere stata creata con un software basato sull’intelligenza artificiale, di essere un’impalpabile creatura virtuale.
In questo contesto abbiamo ampiamente superato le paure e le apprensioni create da George Orwell con il suo 1984, visionario romanzo pubblicato nel 1949. Oggi non abbiamo più la sicurezza della verità, non ha più senso dire «l’ho visto con i miei occhi» oppure «l’ho udito con le mie orecchie», non sappiamo più se quello che ci capita è realtà o una semplice creazione della tecnologia informatica ad uso e consumo di una classe ristretta che vuole prendere il controllo dell’intero globo terrestre.
L’intelligenza artificiale ha cominciato a far parte della nostra vita entrando in punta di piedi, si pensi ai comandi vocali presenti ormai in molte automobili, oppure a quelli presenti sui cellulari, siano essi basati sul sistema Android o sul sistema IOS. Utilizzando un qualsiasi motore di ricerca, quale potrebbe essere ad esempio Google, senz’altro il più diffuso, possiamo formulare la nostra richiesta a voce, oppure possiamo dettare una lettera che il computer si preoccuperà di digitare e trasformare in un documento di testo, o, ancora, possiamo chiedere al computer di leggere un brano con la possibilità, addirittura, di scegliere la voce che più ci aggrada.
Le applicazioni di questa moderna tecnologia sono molteplici tanto che qualcuna potrebbe sfuggire alla nostra attenzione. Molte grandi società commerciali hanno un servizio clienti basato su risponditori automatici che è attivo 24 ore su 24. A molti di noi sarà capitato di ‘discutere’ con una voce generata dall’intelligenza artificiale in grado di rispondere a tono ed in modo coerente alle nostre richieste. In altri termini, un automa in grado di interagire con gli umani.
Ormai saranno ben pochi coloro che non si sono mai cimentati almeno una volta con una ricerca in rete per dare la caccia ad un particolare prodotto. Subito dopo, la propria casella di posta elettronica verrà inondata di offerte congruenti alla ricerca effettuata. Anche questo è frutto dell’intelligenza artificiale!
Prima di avviarci alle conclusioni, qualche altra notizia tecnica.
Parlando di intelligenza artificiale bisogna essere coscienti che siamo di fronte non ad un singolo software, per quanto complesso, bensì ad un insieme di applicazioni correlate. In primo luogo dobbiamo considerare la chatbot, cioè «un software che simula ed elabora conversazioni umane (scritte o parlate) che consentono agli utenti di interagire con i dispositivi digitali come se stessero parlando con una persona reale» .
Accanto a tale tipologia di software bisogna considerarne almeno altri due con i quali viene a crearsi una stretta influenza reciproca che porta al potenziamento di tutto il sistema così formatosi. Il primo che citiamo è quello noto con la sigla NLP, dall’inglese natural language processing, cioè elaborazione del linguaggio naturale. Il secondo, invece, è l’ML, sempre dall’inglese machine learning, cioè apprendimento della macchina.
L’elaborazione del linguaggio naturale (NLP) è una sotto branca di linguistica, informatica e intelligenza artificiale che tratta l’interazione tra i computer e il linguaggio umano, in particolare sul come programmare i computer per elaborare e analizzare grandi quantità di dati di linguaggio naturale. Lo scopo è rendere la tecnologia in grado di “comprendere” il contenuto dei documenti e le loro sfumature contestuali, in modo tale che possa estrarre con precisione informazioni e idee contenute nei documenti, nonché classificare e categorizzare i documenti stessi. Le sfide dell’elaborazione del linguaggio coinvolgono spesso il riconoscimento vocale, la comprensione del linguaggio naturale e la generazione del linguaggio naturale
Il Machine Learning (ML) è un sottoinsieme dell’intelligenza artificiale (AI) che si occupa di creare sistemi che apprendono o migliorano le performance in base ai dati che utilizzano. Intelligenza artificiale è, quindi, un termine generico e si riferisce a sistemi o macchine che imitano l’intelligenza umana.
È tempo di avviarci alle conclusioni.
Non si vuole demonizzare, sic et simpliciter, tutta la tecnologia informatica, ma si vuole semplicemente mettere in guardia verso facili entusiasmi. L’intelligenza artificiale ha grandi potenzialità positive, ma bisogna d’altronde essere consapevoli dell’altrettanto grande pericolo che può rappresentare un suo utilizzo a fini truffaldini, come già esperito dall’esperienza.
Rappresenta una grande opportunità anche nel campo dell’istruzione. In campo educativo, infatti, l’intelligenza artificiale può risultare molto utile per creare efficaci esperienze di apprendimento interattivo in quanto è in grado di fornire un feedback personalizzato ed in tempo reale (Dalla pagina https://www.oracle.com/it/chatbots/what-is-a-chatbot/).
Un problema che non deve essere trascurato è insito nel rischio di fare eccessivo affidamento sull’intelligenza artificiale con il risultato di un indebolimento del pensiero critico e sulle capacità decisionali.
Un chatbot efficiente e funzionale si basa, essenzialmente, su due pilastri: un software efficiente e dati affidabili e circostanziati. Entrambe le variabili dipendono dall’attività umana e proprio l’uomo non deve perdere mai di vista il suo potere sulle macchine. Deve essere sempre consapevole, sia come produttore sia come fruitore di software, che lo “scettro del potere” è e deve restare nelle sue mani.
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Breve sitografia:
https://talkai.info/it/
https://cremonasera.it/
www.ilgiorno.it
www.fastweb.it
https://www.oracle.com/it/chatbots/what-is-a-chatbot/
Le foto di Trapani sono scatti dell’autore.