La comunicazione a scuola

La comunicazione a scuola

19 Maggio 2024 0 Di giuseppe perpiglia

Vi sono attività che a causa della loro eccessiva pervasività non godono della dovuta attenzione, venendo date per scontate, per definitivamente ed integralmente acquisite, convinzione non suffragata e non supportata dalla realtà dei fatti. Tra di queste non possiamo non inserire la comunicazione.

Ogni individuo, in special modo nell’era di internet e dei social, è convinto che basti mettere un post o digitare un messaggio perché arrivi al mondo intero ed ottenga gli effetti previsti o sperati. Niente di più lontano dal vero! Basta chiedere ai pubblicitari o, perché no?, ai politici. In entrambi questi contesti dietro agli spot ed agli slogan vi sono studi e ricerche svolti da team di persone specializzate in materia ed adeguatamente preparati affinché spot e slogan raggiungano efficacemente il bersaglio.

Creare dei post non vuol necessariamente dire comunicare e tanto meno comunicare bene. Si pensi all’affermazione di Umberto Eco in occasione del discorso di ringraziamento all’Università di Torino per il riconoscimento della laurea honoris causa in giornalismo: «I social network sono un fenomeno positivo ma danno diritto di parola anche a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Ora questi imbecilli hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel».

Anche questo modesto blog, pur con tutte le limitazioni del caso, ha tentato di darsi un aspetto ed un’identità tale da poter arrivare allo scopo che si è prefisso, tale da poter effettivamente raggiungere e coinvolgere il target per cui è stato pensato.

La scuola è senza dubbio un sistema basato sulla comunicazione in tutte le sue declinazioni. Possiamo pensare che sia il tempio stesso della comunicazione.  Senza scomodare gli assiomi della scuola di Palo Alto[1], è facile concordare sull’importanza della comunicazione sullo sviluppo e sull’evoluzione della società, sia nel suo insieme sia a livello dei singoli individui.

È possibile sperimentare tale affermazione nel quotidiano contatto con gli alunni la cui crescita e la cui maturazione risultano grandemente influenzate dalla forma e dai contenuti della comunicazione da parte degli insegnanti e di tutto il personale dell’istituzione. Altra variabile non sempre adeguatamente considerata è la coerenza della comunicazione in ambiente scolastico e quella messa in atto dalla famiglia.

Ritornando in ambito scolastico, possiamo affermare che la scuola è un sistema basato su una rete di comunicazioni sia formali che informali il cui centro, vero e proprio focus, è costituito dalle persone che stabiliscono relazioni, sia al loro interno sia con l’esterno.

Al solo fine di facilitare una modesta e non certo esaustiva disamina della grande e complessa questione legata alla comunicazione in ambito scolastico, possiamo parlare di una comunicazione interna e di una comunicazione esterna, ricordando e rimarcando che i rispettivi confini sono tutt’altro che netti e definiti.

La comunicazione interna deve avere come obiettivo prioritario ed irrinunciabile il raggiungimento delle finalità e degli obiettivi propri dell’istituzione in quanto tale. Questo versante si sfilaccia in numerosi rivoli in quanto bisognerebbe riferirsi alla comunicazione, per così dire, di base, quella che riguarda la relazione docente-alunno, declinata su ogni singolo alunno. Su un altro piano vanno poste le relazioni tra docenti di una stessa classe e tra i docenti come corpo unico.

Ancora, non bisogna tralasciare o semplicemente trascurare, tenendola in scarsa considerazione, l’attività e la modalità comunicative del personale non docente, in particolare quelle dei collaboratori scolastici.

Caso da considerare a parte è la comunicazione verticale che parte dal dirigente scolastico o dal dirigente amministrativo ed è finalizzata ad un’efficace e proattivo funzionamento di una macchina complessa quale si configura un’istituzione scolastica. Questo ramo della comunicazione dovrebbe essere caratterizzato da estrema cura, da chiarezza, da efficacia e da concisione. Bisogna che sia finalizzato allo scopo prefisso senza indugiare su ricerche stilistiche fuori luogo, senza scadere nel pressapochismo e senza lasciare spazio ad equivoci.

La comunicazione interna e quella esterna svolgono due funzioni che, per quanto abbiano obiettivi convergenti, sono decisamente diverse. La comunicazione interna, infatti, deve essere finalizzata, come già detto, al raggiungimento delle finalità istituzionali proprie ed irrinunciabili. Ciò comporta che debba essere molto proattiva, in particolar modo a livello della relazione docente-alunno. Il docente non può limitarsi a leggere o a ripetere quanto riportato sul libro di testo. La comunicazione docente-alunno deve essere caratterizzata dall’empatia, deve essere finalizzata a creare un’efficace relazione di reciproca stima e di reciproca fiducia, deve tendere a far emergere il meglio dell’alunno e ad aiutarlo a superare le sue eventuali limitazioni.

I docenti del Consiglio di classe ed il corpo docente nel suo complesso dovrebbero avere un unico stile comunicativo, seppure nel rispetto delle singole individualità, affinché i vari messaggi, in particolare quelli non verbali, siano efficaci e colpiscano il rispettivo bersaglio. Capita, invece, e non di rado, che un docente smentisca, di proposito o meno, nelle parole o nei fatti, quanto affermato da un altro collega ingenerando nei ragazzi non poca confusione e tanto disorientamento.

I ragazzi sono molto bravi nell’approfittare di tali eventuali crepe comportandosi come fossero senza regole. In un certo senso fanno surfing tra i vari precetti. Il risultato finale è, quindi, il venir meno del raggiungimento dei fini istituzionali e la mancanza di credibilità della scuola e degli stessi docenti.

I ragazzi sono soggetti ancora in formazione, quelli della scuola secondaria di primo grado, in particolare, stanno costituendo la loro facies ed il loro status sociali ed hanno bisogno di regole certe e di persone di cui fidarsi; in altre parole hanno bisogno di essere rassicurati e guidati con dei tabu educativi chiari, netti ed insormontabili. Se questi paletti vengono a mancare, vuoi con le parole vuoi con gli esempi, i ragazzi cercheranno sicurezza da altre parti.

Qualunque sia l’istituzione scolastica, essa non è mai avulsa dal contesto socio-economico locale e generale in cui vive, al contrario ne è parte integrante, non solo e non tanto per mere esigenze legali e burocratiche. La motivazione più pregnante è legata alla grande rilevanza che la necessaria osmosi tra attività scolastica e vita quotidiana che si svolge oltre l’aula riveste sulla crescita di ogni singolo alunno. Come diceva Piero Calamandrei, uno dei padri costituenti, la scuola ha la vitale funzione di trasformare i sudditi in cittadini. Per farlo in modo efficace, però, bisogna pure aver contezza di quale sia il contesto in cui andranno a svolgere il loro ruolo di cittadini.

La funzione della comunicazione esterna non deve esaurirsi nel rispetto delle regole e delle direttive emanate dal Governo e dal Ministero. Sarebbe una ben misera considerazione, in particolar modo dopo l’ormai ultradecennale introduzione dell’autonomia scolastica. La comunicazione esterna deve essere caratterizzata da creatività per allacciare sempre nuove relazioni, deve essere finalizzata allo sfruttamento efficace di tutte le risorse utili che il contesto, direttamente o meno, mette a disposizione. Deve, però, di converso, fare in modo che la scuola stessa divenga risorsa per la comunità di riferimento.

Nella comunicazione esterna, infine, un ruolo preminente per la sua significativa influenza sul percorso di crescita dei ragazzi spetta alla comunicazione con le famiglie. Fino al 1974 le famiglie erano tenute ben distanti dal momento decisionale circa il funzionamento dell’istituzione. Con l’introduzione dei Decreti delegati le cose sono andate leggermente migliorando. O forse sarebbe più corretto usare il condizionale.

Oggi le famiglie sono chiamate a portare le loro istanze sia a livello di classe, con i rappresentanti dei genitori nel Consiglio di classe, sia a livello di istituzione, con i membri in seno al Consiglio di Istituto. Il meccanismo ha ancora bisogno di essere messo perfettamente a punto in quanto permane una certa reticenza da parte di alcuni docenti a confrontarsi criticamente con le famiglie. Sul fronte delle famiglie, invece, qualche genitore pensa che la scuola debba essere al servizio delle proprie esigenze e pretende anche di dare direttive ed impartire ordini in campo pedagogico e didattico. Per quanto permangano diversi granelli di sabbia in questo complesso meccanismo, è questa la strada maestra da seguire.

Bisognerebbe acquisire la consapevolezza che l’assenza e/o la scarsa attenzione alle strategie di comunicazione interna ed esterna rischiano di compromettere la qualità dell’organizzazione e dei servizi erogati. Capita spesso, invece, che la dimensione della comunicazione venga spesso trascurata o ignorata sia nella formazione dei docenti e sia in quella dei dirigenti scolastici. Tuttavia è evidente come le competenze relazionali e la conoscenza delle finalità della comunicazione pubblica siano indispensabili per chi lavora nella scuola, sia nella costruzione di relazioni con gli alunni, sia nell’impostazione di rapporti tra colleghi e, in genere, nella gestione dei rapporti interni ed esterni propri dell’istituzione.

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Sitografia:

Le immagini di Rossano (CS) sono scatti dell’autore.

[1] https://www.istitutopsicoterapie.com/5-assiomi-della-comunicazione/