I vantaggi del gruppo

I vantaggi del gruppo

21 Aprile 2024 0 Di giuseppe perpiglia

Nei tempi passati, per quanto eccezionale potesse essere, era possibile imbattersi in studiosi capaci di raggiungere vette elevate in diversi ambiti del sapere, tanto da far coniare la locuzione uomo enciclopedico. Uno degli esempi più illustri fu sicuramente Leonardo da Vinci, genio assoluto, esperto e fine studioso in numerose discipline ed in numerose scienze.

Il mondo moderno ha visto consolidare un’evoluzione culturale sempre più veloce e sempre più spinta, in particolar modo nel campo delle scienze sperimentali, mentre i problemi da risolvere si avviano ad una sempre maggiore complessità. Questo ha comportato che è diventato ineludibile ricorrere, da parte di studiosi ed esperti, ad una scelta di campo, ad una specializzazione sempre più analitica e circoscritta dei loro sforzi il che esclude, di fatto, la possibilità di un nuovo uomo enciclopedico.

Per le stesse ragioni appena esposte si è di molto rarefatta nell’immaginario comune la figura dello studioso isolato da tutto e da tutti, seduto alla sua scrivania intento ai suoi studi ed alle sue riflessioni. Non che lo studio e l’approfondimento personale siano da abbandonare, al contrario! Lo studio e le riflessioni personali, però, non costituiscono più la parte creativa per antonomasia, ma rappresentano pur sempre una componente ineludibile della quale è semplicemente impensabile fare a meno.

La parte creativa, l’attività generativa di nuovo sapere, avviene sempre più nel gruppo, o nel team per utilizzare un anglicismo molto di moda. È nel gruppo che avviene e deve realizzarsi il confronto serrato e de visu tra individualità diverse, ognuna apportatrice di una parte di novità e di sapere, ognuna con la sua quota parte di verità. La nuova frontiera tecnologica ha eliminato la necessità della presenza fisica in uno stesso luogo grazie alla possibilità di collegamenti audio e video in tempo reale, per cui il gruppo è stato liberato dal giogo della contemporaneità spaziale allargando enormemente gli orizzonti delle comunicazioni e delle relazioni interpersonali.

Fare gruppo, però, è cosa ben diversa dal semplice stare insieme nello stesso tempo e nello stesso luogo, reale o virtuale che sia. Fare gruppo è prima di tutto una scelta di vita, è un continuo mettersi in gioco, porsi in posizione di ascolto dell’altro in un reciproco scambio empatico di emozioni e di riflessioni.

Lo scambio ed il confronto sono il motore della maturazione personale verso sempre più efficaci traguardi che, operando in solitudine, non potrebbero certo essere raggiunti perché, molto probabilmente, non sarebbero neanche intravisti.

Il mettere in comune richiede e promuove ad un tempo un’apertura mentale necessaria per una crescita personale continua ed efficace. L’individuo chiuso in sé stesso, l’individuo che si costringe in una vita autarchica, è come una pianta che non abbia contatti con il resto del creato: è destinata a seccare perché priva del necessario nutrimento. La vita, infatti, anche dal punto di vista prettamente biologico, oltre che da quello psicologico e formativo, è basato sullo scambio continuo in un equilibrio che porta giovamento a tutti i soggetti coinvolti.

Il grande valore formativo del lavoro di gruppo è acquisizione consolidata anche in capo pedagogico e didattico. La moderna pedagogia ha riconosciuto, da tempo, la strumentalità del lavorare in gruppo nella formazione sociale e culturale dei ragazzi.

Ben sappiamo che in ogni classe si praticano con profitto il lavoro di gruppo, la peer education e tutte le altre metodologie basate sul gruppo e sulla condivisione. Il docente, dal canto suo, però, deve avere piena consapevolezza di cosa comporti il far lavorare in gruppo i suoi studenti. Ma andiamo con ordine.

Il docente non deve assolutamente assumere l’atteggiamento del “capo” vestendosi di autoritarismo, bensì deve essere “leader” in quanto riesce a conquistare autorevolezza per la sua preparazione ed il suo comportamento.

Il capo dirige, comanda, ordina, si pone su un gradino più alto dei suoi ragazzi. In altro modo possiamo dire che il capo manda gli altri a svolgere i diversi compiti rimanendo, in pratica, al di fuori del gruppo, poco meno di un corpo estraneo.

Il leader, invece, oltre a dirigere così come gli viene espressamente richiesto, si pone allo stesso livello dei ragazzi e, quando occorre, è ben disponibile a “sporcarsi le mani”. Il leader è colui che pungola, guida, consiglia. Così facendo, i ragazzi, in modo naturale ed automatico, lo accoglieranno all’interno del gruppo sentendolo come uno di loro, il che porta ad una maggiore efficacia del gruppo stesso.

Dal punto di vista della didattica e delle acquisizioni culturali da parte dei ragazzi ci sono diverse cose su cui, come docenti, vale la pena riflettere. Lavorare in un gruppo che mette tutti sullo stesso livello, a parte le differenze che si instaurano per le dinamiche attivate spontaneamente, fa venire meno la paura di essere giudicati perché viene meno la preoccupazione del giudizio del docente. Il “voto”, infatti, spesso angustia il ragazzo limitando la sua creatività ed i suoi interessi.

Il comportamento di alcuni docenti e di molte famiglie, chiaramente focalizzato sul voto, induce il ragazzo a studiare per il giudizio, finalizzando tutto il suo impegno verso “un buon voto”. È, questo, un atteggiamento che spinge verso uno studio mnemonico ed utilitaristico perché lo studente, magari in modo inconscio, cerca di “entrare nelle grazie” del docente imparando e ripetendo quello che il docente vuol sentire e non per il piacere e la curiosità di apprendere.

Quando al gruppo si assegna un compito, esso deve essere adeguatamente complesso ed aperto per fare in modo che ogni componente del gruppo possa ritagliarsi il suo precipuo “centro di interesse”, una quota parte del compito generale in cui si sente più a suo agio, in cui si sente maggiormente attrezzato ed attratto. Il docente deve, a monte, avere l’accortezza di condividere il compito con tutto il gruppo classe in modo da poter contare su studenti adeguatamente motivati. Il compito è reso relativamente più complesso perché bisogna pur sempre rispondere alle esigenze imposte e prescritte dal profilo dello studente alla fine del primo ciclo. I margini di manovra, però, sono adeguatamente ampi, tanto da permettere di spaziare con grande libertà, bisogna solo metterci un minimo di impegno attivando la propria fantasia e la propria creatività. Anche in questo caso il pensiero va al service learning sfruttando la voglia dei ragazzi di “cambiare il mondo” con attività concrete che portino a risultati tangibili.

In ultimo, ma solo per esigenze di stesura, non bisogna dimenticare le ricadute sulla sfera dell’affettività e della socialità.

La scuola moderna ha decisamente messo l’accento sulle soft skills, sulle competenze trasversali. A mo’ di corollario è bene ricordare che anche nei colloqui di lavoro le soft skills vengono valutate prima e meglio delle semplici competenze cognitive. Il docente attento ed accorto deve sfruttare il gruppo per promuovere le competenze sociali, affettive e relazionali. Bisogna far capire ai ragazzi l’importanza di comportamenti etici basati sul rispetto degli altri, delle loro scelte e delle loro idee, rispetto che si manifesta, ad esempio, nel saper ascoltare, ma anche intervenendo nelle discussioni per enunciare le proprie idee, in particolare se sono diverse da quelle degli altri, senza la pretesa che debbano essere le uniche ad essere accettate. Bisogna far capire che tra due strade, tra due possibili soluzioni di uno stesso problema, molto spesso la soluzione migliore sta nel mezzo. Bisogna far capire, però, che non è assolutamente accettabile scadere in una accondiscendenza acritica solo per “stare in pace”. Bisogna fare in modo che nel gruppo ogni componente sia consapevole dei propri doveri e sappia lottare per i propri diritti, senza dimenticare che i propri diritti finiscono dove iniziano i diritti degli altri e che ad ogni diritto corrisponde un dovere, perché i diritti di uno sono i doveri dell’altro e viceversa.

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Le immagini di Crotone e del suo mare sono scatti dell’autore.