La didattica semplessa

La didattica semplessa

14 Aprile 2024 0 Di giuseppe perpiglia

La semplessità è un concetto introdotto in un libro[1], edito nel 2009 e ristampato nel 2019, di Alain Berthoz[2], neurofisiologo francese nato il 18 febbraio 1939, per cui ha compiuto da poco la bella età di 85 anni.

Il termine semplessità è formato dalla fusione dei termini semplicità e complessità, ma tale costatazione non ci deve portare a conclusioni affrettate quanto erronee. La semplessità, infatti, non implica una complessità semplificata o, in qualche modo, semplice, infatti la semplicità, per definizione, è l’assenza stessa di complessità. La semplessità è qualcosa di ben diverso e richiede la necessità di cambiare punto di vista nello studio dei fenomeni complessi adattivi.

Berthoz elaborò la sua teoria proprio basandosi sullo studio dei sistemi adattivi complessi nel mondo animale. Con questa locuzione, che in inglese diventa Complex Adaptive Systems (CAS), si indicano quei sistemi dinamici con capacità di auto-organizzazione composti da un numero elevato di parti interagenti in modo non lineare che danno luogo a comportamenti globali che non possono essere spiegati da una singola legge fisica[3].

Partendo da questa definizione, la didattica può essere sicuramente considerata un sistema adattivo complesso per cui è possibile applicare, anche in questo ambito, soluzioni simili a quelle messe in atto dagli organismi viventi per decifrare e fronteggiare la realtà e la sua complessità.

Il concetto di semplessità nasce dall’esigenza di spiegare come sia possibile trovare soluzioni praticabili ed efficienti per affrontare le numerose situazioni quotidiane che, nel mondo animale, possono essere, ad esempio, attaccare una preda, afferrare un oggetto o addirittura il semplice camminare. Nel contesto umano potremmo pensare anche al componimento di un’opera musicale, oppure alla creazione di uno slogan o alla scrittura di un racconto.

Nell’affrontare processi caratterizzati da un significativo grado di complessità, l’organismo, qualunque esso sia, non può adottare soluzioni troppo semplici in quanto sarebbero inefficaci. Le eventuali soluzioni previste, però, non possono neanche essere eccessivamente sofisticate in quanto comporterebbero tempi di reazione lunghi ed eccessivo impegno neuronale.

Per far quadrare il cerchio, come spesso accade, bisogna ricorrere alla creatività e percorrere strade alternative in modo da organizzare la complessità del mondo ed i processi che lo regolano con originalità ed eleganza, come affermato dallo stesso Berthoz: «La semplessità è un modo di vivere con il proprio mondo. È eleganza piuttosto che sobrietà, intelligenza piuttosto che fredda logica, diplomazia piuttosto che autorità».

Pensando alla didattica quale sistema complesso diventa necessaria una nuova alfabetizzazione metodologica-didattica che deve essere finalizzata a ripensare le strategie didattiche sulla base dei meccanismi attivati. Il focus deve passare, nella visione semplessa, dalla didattica all’atto dell’apprendere. L’atto, in quanto rivolto ad uno scopo e sostenuto da un’intenzione, consente di organizzare sia la percezione sia il mondo percepito, per orientare il processo di insegnamento-apprendimento verso finalità educative[4].

L’atto, infatti, come sostenuto dal professore Maurizio Sibilio[5], ordinario di “Didattica generale e Pedagogia speciale” presso l’Università di Salerno, è la conseguenza di decisioni prese sulla base della cultura di appartenenza e su personali modelli di interpretazione che si integrano, nella dimensione didattica, con i modelli pedagogici e didattici impliciti[6].

Il concetto di semplessità crea e rafforza la transdisciplinarietà tra biologia, pedagogia e didattica, tra natura e cultura, che si realizza nell’atto dell’apprendere quale fondamento del senso educativo e didattico[7].

La ricerca di Berthoz ha stimolato la riflessione circa la ricaduta sul sistema didattico delle proprietà che regolano i processi di insegnamento-apprendimento in una dimensione autopoietica della formazione[8].

A questo punto bisogna definire cosa si voglia o si debba intendere per didattica semplessa. Con tale locuzione ci si riferisce a percorsi formativi che esercitino a selezionare tra le azioni possibili quelle maggiormente idonee ad affrontare le diverse situazioni problematiche. In base a quanto appena detto ne segue che i principi su cui poggia la semplessità sono da ricercare tra i seguenti:

  • rifiutare ed inibire;
  • specializzare e selezionare;
  • anticipare e prevedere in ragione della propria esperienza;
  • deviare da una soluzione per scegliere un’alternativa;
  • cooperare ed utilizzare le medesime strategie risolutive in situazioni differenziate.

Inoltre, la semplessità ripropone un’idea di formazione fondata sul monitoraggio e l’autoregolazione di semplici regole di adattamento messe a punto dall’evoluzione. Riportiamo ancora un’affermazione di Berthoz: «Dal mio punto di vista la semplessità consiste (nell’) insieme di soluzioni trovate dagli organismi viventi affinché, nonostante la complessità dei processi naturali, il cervello possa preparare l’atto e anticiparne le conseguenze».

In base a quanto finora riportato, ne consegue che la semplessità è complessità decifrabile, perché fondata su una ricca combinazione di regole semplici.

La semplessità, quindi, utilizza principi e metodi per semplificare la realtà, attività non certo semplice e che richiede in particolare di inibire, selezionare, collegare, immaginare.

Secondo Berthoz gli strumenti utili per la semplessità sono[9]:

La separazione delle funzioni e la modularità. La modularità è una delle proprietà fondamentali degli organismi viventi. La differenziazione è un fattore di semplessità.

La rapidità. La vita ha trovato un metodo, quello di Descartes, per affrontare la complessità: scomporre i problemi complicati in sottoproblemi più semplici grazie a moduli specializzati, a costo di dover in seguito ricomporre l’insieme.

L’affidabilità. Per evitare errori, bisogna che i meccanismi neuronali del cervello e dei suoi annessi siano altamente affidabili.

La flessibilità e l’adattamento al cambiamento. Un organismo, per risolvere un problema, deve essere in grado di percepire, catturare, decidere o agire in molti modi (vicarianza) a seconda del contesto, compensare deficit, affrontare situazioni nuove.

La memoria. Il ricordo di un’esperienza passata deve poter essere utilizzato nell’azione presente o per prevedere le conseguenze future dell’azione.

La generalizzazione. La capacità, cioè, di inserire piccole azioni in un sistema generale. È una delle importanti differenze tra uomini e robot. Questi ultimi, infatti, hanno sempre bisogno di input molto precisi e dettagliati proprio perché incapaci di generalizzare.

Sempre secondo Berthoz, a queste proprietà è necessario aggiungere una serie di principi:

L’inibizione e il principio del rifiuto. Le funzioni esecutive del nostro cervello ci consentono di inibire una serie di strategie cognitive primitive o di riflessi innati troppo automatici. Pensare significa, in una certa misura, proprio inibire e disinibire, altrimenti saremmo schiavi dei nostri riflessi condizionati.

Il principio della selezione e della specializzazione Decidere implica la scelta delle informazioni del mondo pertinenti rispetto ai fini dell’azione. Selezionare le informazioni è rapportato alla specializzazione e alla propria visione del mondo.

Il principio dell’anticipazione fondato sulla memoria e che implica un funzionamento probabilistico. Implica, inoltre, che la semplessità si adatti all’incertezza, e non è semplice.

Il principio della deviazione. Aggiungendo nell’azione una complessità accessoria e introducendo lo spazio delle variabili composte, a fronte di un aumento della mole di calcoli, in realtà stiamo rendendo più semplice giungere all’obiettivo.

Il principio della cooperazione e della ridondanza. Avere due o più prospettive e validare solo se sono coerenti evita i rischi connessi al principio della selezione e della specializzazione. Tale principio serve per combinare punti di vista diversi al fine di prendere una decisione quanto più possibile, strumentale ed efficace nella risoluzione del problema.

Il principio del senso. Con tale principio si vuol affermare che bisogna dare alla semplessità un significato, una funzione ed un’intenzione che si manifesti nell’atto della scelta.

Da quanto finora detto, è facile concordare sul fatto che la didattica semplessa non richiede cambiamenti drastici rispetto al modo attuale di condurre la didattica, richiede, invece, un diverso approccio ed una diversa e più profonda consapevolezza di alcuni processi e di alcuni meccanismi adattivi che spesso tendono a sfuggire alla nostra attenzione.

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Sitografia:

Le immagini di Crotone notturna sono scatti dell’autore.

[1] https://www.amazon.it/semplessit%C3%A0-Alain-Berthoz/dp/8875788340

[2] https://en.wikipedia.org/wiki/Alain_Berthoz

[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_complesso

[4] https://journals.openedition.org/essais/401

[5] https://web.unisa.it/ateneo/organi/prorettore/maurizio-sibilio

[6] https://journals.openedition.org/essais/401

[7] Ibidem

[8] Ibidem

[9] Tratto dal sito https://www.castedutainment.com/semplessita-la-chiave-delledutainment/