La valutazione

La valutazione

31 Marzo 2024 0 Di giuseppe perpiglia

All’inizio era la verifica, il cui ruolo era quello di appurare se e quanto l’alunno avesse imparato. Era, e rimane, un’attività basata sulla quantità di nozioni e di informazioni che il ragazzo dimostrava di aver trattenuto nella sua mente, molto più spesso solo nella sua memoria. Era completamente ignorata la qualità dell’eventuale apprendimento. Inoltre, la verifica era un’attività svolta solo alla fine del percorso didattico costituito dalla lezione frontale e dallo studio domestico. Era un’attività che, in pratica, non prevedeva feedback alcuno se non quello basato sul si/no, sul conosce/non conosce, sul sa/non sa.

Con l’introduzione del sistema delle competenze si è verificata una vera e propria rivoluzione copernicana. Le competenze, infatti, per essere adeguatamente proposte ed acquisite hanno bisogno di tempo, hanno bisogno di un progetto che va stilato a monte e che va monitorato lungo tutto il procedere. Il sistema basato su una semplice verifica ha dimostrato sin da subito la sua scarsa utilità per cui si è reso necessario passare alla valutazione. Alla rigidità del programma ministeriale, totem intoccabile, è stata sostituita la flessibilità del curricolo verticale.

Nella scuola odierna il controllo delle attività in capo ai vari soggetti -docenti ed alunni- è un’attività continua, integrata saldamente nel processo educativo e didattico, ed il feedback che ne scaturisce riveste una funzione di guida per il prosieguo del progetto. Non è certo infrequente modificare, per adeguarlo, il progetto iniziale se la situazione contingente lo richieda.

Quanto proposto in questo articolo è la sintesi e l’illustrazione di quanto esposto nel quarto incontro di aggiornamento professionale tenuto presso l’I.C. “Dante Alighieri” di Petilia Policastro, in provincia di Crotone. Nei precedenti tre incontri sono state affrontate le tematiche relative al curricolo verticale, alla progettazione ed alle unità di apprendimento.

Anche in occasione di questo quarto incontro è stata mia cura approntare un volumetto per dare la possibilità, ai colleghi che lo avessero desiderato e magari reputato utile, rivedere e riflettere su quanto discusso.

Il volumetto di cui stiamo dicendo, circa 100 pagine in formato A5 per facilitarne l’eventuale stampa, può essere scaricato da questa pagina oppure dalla home page del sito cliccando su libri gratuiti. Dopo l’introduzione, il lavoro illustra metodi e strumenti della verifica. Ricordiamo che la verifica ha perso il suo ruolo di primato ma rimane ancora uno strumento utilizzabile perché non vi può essere formazione senza informazione.

Il secondo capitolo affronta la valutazione come attività, non solo finalizzata al controllo ed al monitoraggio, ma anche come imprescindibile strumento per nuove e significative acquisizioni.

I due capitoli successivi sono dedicati a due importanti strumenti: le rubriche di valutazione e le matrici valutative. Le competenze ed il loro insegnamento sfuggono da strade segnate a priori, ma si svolgono in assoluta libertà. Un simile contesto offre innegabili vantaggi, perché è possibile, anzi doveroso, adeguare la proposta formativa agli interessi ed alle potenzialità dei singoli studenti personalizzando l’insegnamento e la scelta degli argomenti. Qualche problema, però, insorge nel momento del monitoraggio e della valutazione. Data la natura delle competenze è, infatti, facile perdersi dietro mete poco efficaci, è facile perdere di vista le coordinate più efficaci per valutare l’apprendimento da parte dei ragazzi e la validità del proprio lavoro.

Altro capitolo, importante anch’esso in relazione alla tematica dell’incontro, è riservato alla certificazione delle competenze. Nella stesura di tale documento, non bisogna fermarsi al solo aspetto burocratico perché altrimenti un simile compito perderebbe tutta la sua forte valenza formativa.

L’autonomia scolastica e l’introduzione delle competenze avrebbero potuto portare ad un’anarchia delle singole istituzioni scolastiche. Questo pericolo è stato scongiurato grazie all’unica parte prescrittiva delle Indicazioni nazionali 2012 e cioè il Profilo delle competenze al termine del primo ciclo di istruzione. Tale documento fissa un punto di arrivo comune, valido su tutto il territorio nazionale, per tutto il percorso scolastico del primo ciclo.

La funzione burocratica del profilo è da ricercare nella necessità di rendere maggiormente universale il titolo di studio frutto di scelte autonome da parte delle singole istituzioni scolastiche. Nei colloqui per l’impiego oggi il datore di lavoro non è interessato a cosa il candidato sappia, bensì a cosa sappia fare con le conoscenze possedute ed a quali siano le sue attitudini e le sue potenzialità, anche e soprattutto per quanto afferisce alle competenze sociali e relazionali.

L’aspetto normativo della valutazione viene discusso nel capitolo successivo, dedicato al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62 – “Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107”.

L’ultimo capitolo, subito prima delle Conclusioni finali, è dedicato ad un’attività molto delicata ed a volte disattesa: la formulazione dei giudizi descrittivi. A testimonianza dell’importanza da essi rivestita, il Ministero ha emanato delle precipue linee guida per la loro formulazione nell’ambito della scuola primaria. Capita non di rado di rendersi conto che detti giudizi vengano stilati con tanta, troppa, superficialità, solo per assolvere ad un obbligo burocratico ineludibile. Il giudizio finale, invece, al pari di altri documenti, ha una grande valenza comunicativa e formativa, tanto nei confronti degli alunni quanto nei confronti della famiglia. Assolve anche alla funzione di strumento primario per una riflessione critica da parte del docente sul lavoro svolto. Le formulazioni standard, oggetto della meritoria attività del copia-incolla, fanno risparmiare tempo ma si riducono ad un mero esercizio grafico di cui non se ne ravvisa certo la necessità.

Ritorna prepotente la necessità di avere consapevolezza del proprio ruolo nella società e nella crescita delle nuove generazioni, unico vero ed efficace strumento atto a combattere la deriva volta alla sua delegittimazione che da qualche anno interessa pesantemente la categoria.

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Breve sitografia:

Le immagini di Otranto (LE) sono scatti dell’autore.