Gaza

Gaza

24 Marzo 2024 0 Di giuseppe perpiglia

In una delle mie quotidiane navigazioni sulla rete mi sono imbattuto in questa immagine. Dire che è un’immagine forte è dir poco. Questa si che è un’immagine perturbante! Interpella direttamente il nostro essere uomini e donne la cui caratteristica dovrebbe essere l’umanità, il rispetto reciproco, l’accoglienza, la collaborazione per creare un mondo migliore. Ed invece…

L’altalena, vera e propria metafora della gioia semplice e della felicità innocente dei bambini, si staglia su uno sfondo di macerie. Il sole di fronte disegna delle ombre lunghe e vagamente inquietanti che vengono incontro all’osservatore per metterlo di fronte alla tragica realtà. Sembra quasi che vogliano investirlo, attraversando la sua coscienza. Ombre che ricordano, nel senso proprio che trattengono nella memoria, le sagome di bambini e bambine che si dondolano felici e spensierati in attesa che si compia il loro futuro e si dipani la loro vita. L’adulto, però, ha già provveduto, con la sua feroce ed irrazionale crudeltà, a spezzare sogni e vite grazie a quella tecnologia che dovrebbe essere una dimostrazione della sua intelligenza superiore.

Non sono certo se l’immagine si riferisca effettivamente a Gaza, ma in questo periodo buio per larga parte dell’umanità, potrebbe essere ambientata in qualunque altra città della Palestina, del Libano, della Siria o dell’Ucraina. L’immagine evoca anche ulteriori venti di guerra che cominciano a soffiare in altre parti del mondo.

Il leggero e delicato viraggio seppia serve anche a creare la sensazione di un tragico deja vu che si ripete a dispetto di tutte le giornate della memoria.

Quando è stato introdotto l’insegnamento di educazione civica molti docenti si sono sentiti disorientati non sapendo bene cosa e soprattutto come proporre un tema così vasto e così delicato. Qualcuno ha pensato di trovare la soluzione nella rassicurante lezione frontale su regole e documenti, in altri termini sulla proposizione di nozioni e di informazioni.

Questi strumenti hanno senz’altro la loro importanza, ma non ci si può fermare ad essi. Bisogna andare oltre, bisogna superare gli angusti confini di un’istruzione ancorata ad un nozionismo superato dalla storia, comunque esso venga inteso.

Bisogna chiamare direttamente in causa il protagonismo di bambini e ragazzi. Bisogna pungolarli e portarli a ragionare, ad avere delle idee proprie, a prendere posizione su quanto la realtà che li circonda riserva loro. Far vedere, magari con l’aiuto della LIM, l’immagine proposta e chiedere cosa ne pensino può essere un modo efficace per innescare la riflessione personale ed un proficuo dibattito comune sulla situazione mondiale, sulle cause che l’hanno generata e sulla natura umana. Un’occasione per far riflettere sulle piccole e grandi incoerenze, sulle piccole e grandi ipocrisie di cui è capace l’uomo, sempre pronto ad auto-giustificarsi e ad auto-osannarsi, sempre pronto a trovare una giornata per tutto.

La società attuale, disgregata e basata su un relativismo sempre più spinto, ha bisogno di trovare dei punti fermi ed allora crea dei puntelli nella giornata della mamma, del papà, dell’abbraccio, del pianoforte, …

Ed anche nella giornata della memoria il cui profondo significato viene annacquato dalla presenza di tutte le altre giornate. Anche tale importante giornata commemorativa viene ridotta ad un semplice cassetto da aprire una volta l’anno per poi richiuderlo in attesa della prossima ricorrenza.

Mi chiedo che senso abbia preparare recite e scenette e poi il giorno dopo ritornare al solito tran tran. In tal modo anche queste manifestazioni finiscono per cadere e scadere in un banale esibizionismo che rimane in superfice, incapace di oltrepassare il limite dell’apparenza. In questo caso le attività proposte hanno un effetto diametralmente opposto a quello per cui sono state pensate ed organizzate.

Il ragazzo, infatti, non prende consapevolezza profonda del messaggio che tali scenette e tali recite vorrebbero veicolare, ma tendono a banalizzarlo in un mero e fatuo simulacro da dimenticare nel tragitto per tornare a casa.

L’educazione civica dovrebbe essere intesa come un’occasione di crescita e di maturazione, adeguatamente strutturata, per ragazzi ed adulti, per alunni e per docenti perché finalizzata alla riflessione ed all’introiezione di valori universali, primo fra tutti il rispetto per l’altro e per la sua individualità.

Dovrebbe essere occasione per comprendere fino in fondo che le differenze sono un arricchimento per tutti, che ognuno ha qualcosa di buono da dare e da condividere e qualcosa da modificare.

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Le immagini di Otranto (LE) sono scatti dell’autore.