Le unità di apprendimento

Le unità di apprendimento

17 Marzo 2024 0 Di giuseppe perpiglia

In questo articolo, che fa parte della serie relativa al corso di aggiornamento svoltosi tra il 2023 ed il 2024 presso l’IC “Dante Alighieri” di Petilia Policastro (Kr) in cinque incontri, viene proposto uno strumento diventato sin da subito irrinunciabile: le unità di apprendimento.

Qualcuno con qualche anno in più di esperienza ricorderà le unità didattiche. Erano dei segmenti delle attività scolastiche basati sulla frammentazione delle informazioni contenute nella programmazione iniziale. Uno strumento che risentiva ancora pesantemente dell’egemonia del programma e che era saldamente ancorato sulla didattica trasmissiva e sulla lezione frontale.

Dall’anno 2000 sono stato chiamato a far parte del gruppo scuola nazionale che poteva beneficiare delle indubbie competenze del professore Piero Cattaneo, il quale si era reso disponibile, con assoluto spirito di volontarietà, a prenderne la direzione tecnica. Sin dal primo impegno del gruppo, sfociato nel prodotto editoriale dal titolo Orientare alla cittadinanza ed alla solidarietà, furono avanzate delle proposte operative a sostegno dei docenti che vennero denominate situazioni formative e che avevano la struttura embrionale delle attuali unità di apprendimento. La loro caratteristica peculiare era una rigida strutturazione, frutto di una progettazione razionale condivisa da tutto il gruppo di lavoro.

La finalità comune alle 24 situazioni formative non era da ricercare nel campo cognitivo, bensì in quello del comportamento e della consapevolezza delle proprie azioni e delle relative conseguenze. Rivedendo il volume prodotto oltre 20 anni or sono, è facile essere d’accordo sulla sua freschezza e sulla sua sostanziale attualità.

Se qualcuno fosse interessato alle pubblicazioni del gruppo scuola della sede di AVIS nazionale può rivolgersi alle numerose sedi comunali dislocate su tutto il territorio nazionale, alle sedi provinciali, alle sedi regionali o direttamente alla sede nazionale (www.avis.it). Il gruppo scuola, oggi purtroppo dissoltosi, ha pubblicato volumi su tematiche sempre attuali: l’educazione alla convivenza civile introdotta dalla ministra Moratti, sul portfolio, su Cittadinanza e Costituzione, con interventi del professore Luciano Corradini. Oltre a questi bisogna anche aggiungere giochi interattivi, tra cui mi piace segnalare I fantastici quattro, molto coinvolgente a detta delle classi che lo hanno sperimentato. Tutti i volumi sono stati stampati per essere distribuiti gratuitamente.

Il volumetto che si propone con questo articolo di presentazione si sviluppa in soli tre capitoli: 1) I compiti di realtà, 2) Il service learning e le necessarie 3) Note operative.

Le competenze richiedono l’operatività del ragazzo sia come singolo sia come membro di un gruppo. E proprio il lavoro di gruppo è essenziale ed irrinunciabile alfine di permettere l’acquisizione ed il potenziamento delle competenze sociali in particolare e trasversali in genere.

L’incipit del primo capitolo è una frase di don Lorenzo Milani: «Agli svogliati basta dargli uno scopo». La finalità dei compiti di realtà dovrebbe essere proprio questa. Da tale considerazione scaturisce la necessità di proporre ai ragazzi compiti in grado di coinvolgerli, compiti in grado di intercettare i loro interessi, altrimenti non si avranno alunni interessati e tutta la programmazione didattica ed educativa prevista ad inizio anno porterebbe ben pochi frutti. La molla per un apprendimento efficace è, inutile ribadirlo, la motivazione e per tale motivo il docente deve assumere una posizione di ascolto attivo per capire quali possano essere gli argomenti in grado di interessare i suoi alunni. Un simile modo di fare scuola rifugge dal libro di testo come punto di partenza e di arrivo del processo educativo. Ed anche di quello prettamente cognitivo. Il libro di testo, insieme a tutte le altre occasioni fornite dalla moderna tecnologia, è e rimane un valido aiuto per reperire le informazioni strumentali alla proposta operativa da svolgere nel “laboratorio”.

Gli argomenti trattati nel corpo del pur sintetico lavoro che l’articolo propone all’attenzione dei lettori sono molteplici. Viene, ad esempio, fornita una definizione di valutazione autentica riportando quanto affermato da Wiggins nel 1998 e quella, parimenti articolata, lasciataci da Winograd & Perkins nel 1996.

Un passo che reputo fortemente strumentale alla comprensione delle basi pedagogiche che sottostanno alle UdA è quello relativo alla sottile differenza tra compiti autentici e compiti di realtà.

Adeguato spazio viene lasciato alle varie tecniche basate sul “problem”: problema posing, problem setting e problem solving.

Non ci si poteva esimere, inoltre, dal fornire spiegazioni essenziali su cosa si debba intendere per metodo laboratoriale e su come metterlo proficuamente in pratica, per quanto si tratti di una trattazione alquanto sintetica e concisa.

Il secondo capitolo è integralmente dedicato al service learning, basato sull’iniziale lavoro di Paulo Freire e diffuso in Italia dal professore Italo Fiorin. Il service learning è un approccio pedagogico che fonde due finalità -il servizio alla comunità e l’apprendimento- in un’unica efficace proposta cognitiva e formativa stimolante per alunni e docenti. Una proposta che va ben oltre il logoro ed inefficace schema lezione frontale > studio e riflessione personale > verifica delle conoscenze.

Nel trattare il service learning viene proposto lo strumento noto come albero dei problemi ed il conseguente albero degli obiettivi, entrambi molto utili per avviare riflessioni in classe dalle positive ricadute per un apprendimento attivo grazie alle forti connotazioni metacognitive.

La grande importanza del service learning è da ricercare nel frequente ricorso alla riflessione e nel suo poggiare su problemi che investono direttamente la quotidianità degli studenti.

Mi piace ricordare, inoltre, che verso la fine del cap. 2 di cui stiamo dicendo, vengono riportate ed esplicitate, seppure brevemente, le 6 dimensioni del sapere e, basandosi su di esse, vengono definiti tre termini a volte usati in modo improprio: multidisciplinarietà, interdisciplinarietà e transdisciplinarietà.

Infine, il lavoro proposto si chiude con un capitolo (cap. 3) dedicato alle note operative. Viene anche fornito un link[1] per scaricare un modello compilato di UdA molto completo e che coinvolge tutte le discipline. Il modello proposto è rivolto ad una classe seconda della scuola secondaria di primo grado, ma può essere facilmente curvato ed adeguato a contesti diversi.

Da segnalare infine la “Scheda della relazione individuale dello studente”. La compilazione di tale documento permette al ragazzo di fare mente locale sull’esperienza vissuta e quindi di acquisire maggiore consapevolezza dei propri punti di forze e delle proprie criticità.

Articoli correlati:

  1. La progettazione
  2. Materie e discipline
  3. Obiettivamente
  4. Le rubriche di valutazione
  5. Progettazione per competenze e uda
  6. Il pensiero e l’azione
  7. Il service learning
  8. Service learning ed educazione civica
  9. La valutazione delle competenze
  10. Il curricolo verticale
  11. https://www.culthera.it/docenti/e-book-gratuiti/
  12. Le unità di apprendimento-Volume (e-book gratuito)
  13. Le Unità di Apprendimento

Le immagini del centro storico di Crotone sono scatti dell’autore dell’articolo.

[1] https://www.culthera.it/docenti/documenti/