Patto per lo sviluppo professionale del docente

Patto per lo sviluppo professionale del docente

La scuola è un sistema complesso che presenta non poche problematiche. Tra le più pregnanti e più pressanti sono da inserire a pieno titolo quelle inerenti alle regole di ingaggio del personale docente e al relativo aggiornamento in itinere.

Fino a non molto tempo fa, per ottenere un incarico a tempo indeterminato “bastava” essere in possesso del richiesto titolo di studio e superare un concorso per titoli ed esami, in genere basato quasi esclusivamente sulla preparazione disciplinare.

Il docente neo-assunto rimaneva, per così dire, sub iudice per tutto il primo anno che era, ed è, a tutti gli effetti, un anno di prova. Alla fine di tale periodo una commissione costituita da docenti dell’istituzione in cui ha prestato servizio attestava, o meno, l’idoneità a ricoprire l’incarico. Dopo tale passaggio l’assunzione è da considerarsi definitivamente e completamente formalizzata. In effetti, per quanto pure prevista, la mancata formalizzazione dell’incarico era ed è evenienza eccezionale, più unica che rara.

Nell’iter appena visto mancano, a parere dello scrivente, due anelli importanti: l’accertamento delle necessarie competenze in ambito pedagogico e psicologico ed un sistema, parimenti formalizzato e necessario, di aggiornamento in itinere.

La scuola di tutti e di ciascuno impone un rapporto individuale con ogni singolo alunno per far sì che ogni studente possa dare il meglio di sé, per fare in modo che possa raggiungere i massimi traguardi di cui è capace e che le sue qualità gli possono permettere. Il docente deve, inoltre, capire quali siano le aspettative del ragazzo ed aiutarlo nella sua crescita personale, nel suo processo di maturazione individuale e sociale e nella costruzione del suo proprio progetto di vita.

Come può essere possibile tutto ciò se non si posseggono almeno i concetti rudimentali in campo psicologico?

Il sistema delle competenze, ormai ineludibile, richiede al docente uno sforzo creativo ed una preparazione pedagogica sempre più profonda. Come pretendere di insegnare senza che nessuno fornisca ed accerti tali competenze?

Come ho avuto diverse volte modo di dire, la professione del docente è forse quella più bistrattata, spesso addirittura messa alla gogna anche da esponenti della classe politica. Senza voler entrare in polemica con la classe politica che ci governa da qualche decennio a questa parte grazie a noi elettori, vorrei rimarcare il fatto che la scuola e tutto il sistema di istruzione e formazione viene considerato solo un capitolo di spesa su cui è possibile effettuare impunemente tagli lineari, quasi che lo stipendio dei docenti fosse un vitalizio senza frutti. Il risultato di questa negazione di una politica efficace in campo scolastico lo vediamo, anzi lo subiamo, tutti i giorni. I nostri giovani migliori, infatti, i nostri ricercatori più creativi e più lungimiranti perché con maggiori potenzialità, per emergere debbono lasciare i patrii confini per approdare in Paesi che li accolgono a braccia aperte e li gratificano per come meritano.

Il sistema di istruzione e formazione italiano è assimilabile ad un carrozzone che, se continua a dare frutti spesso sopra le previsioni, è solo grazie alla buona volontà ed allo spirito di abnegazione di una classe professionale che nell’insieme è responsabile e consapevole, essa si, del proprio ruolo.

Sono stato assunto con contratto a tempo indeterminato nell’ormai lontano 1991, dopo ben 12 anni di pre-ruolo. Tutto quello che mi è stato richiesto è stato una laurea ed il superamento di un concorso per titoli ed esami. Io concorrevo per quella che allora era la classe di concorso A59-Scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali nella scuola media. Allo scritto furono assegnate due tracce: una di scienze naturali ed una di matematica. Quella di scienze naturali riguardava la biologia e richiedeva di parlare sulla genetica e sul codice genetico. Quella di matematica era imperniata sullo studio di una funzione del quarto ordine la cui rappresentazione grafica dava luogo ad una figura simile al simbolo dell’infinito e che serviva per parlare della simmetria in natura. Con tutta l’onestà intellettuale di cui sono capace, non riesco ad immaginare a quanti ragazzi della scuola media possa interessare una quadratica del quarto ordine. Ma tant’è!

In questi ultimi anni sembra si stia muovendo qualcosa, sembra che qualcuno a viale Trastevere si sia posto, seppure timidamente, il problema ed abbia deciso di affrontarlo, con tutta la cautela possibile.

Ai docenti neo assunti, infatti, è richiesta la stesura di un documento -Il bilancio iniziale delle competenze- che richiede una riflessione sul proprio stato professionale, sui punti di forza e sui punti reputati, invece, bisognosi di essere rafforzati. In seguito alle risultanze di tale documento e per superare l’impasse iniziale è previsto dalla norma (DM 226/2022), così come riportato nella Nota Ministeriale del 7 novembre 2023, un periodo di formazione e di prova sia per i docenti neo assunti sia per i docenti che hanno richiesto ed ottenuto il passaggio di ruolo.

La nota ministeriale del 7 novembre 2023, con le indicazioni sul periodo di formazione e prova per i docenti neoassunti e per i docenti che hanno ottenuto il passaggio di ruolo, ricorda che il DM 226/2022[1], all’art.5, comma 3, recita: “Il Dirigente scolastico e il docente in periodo di prova, sulla base del bilancio delle competenze sentito il docente tutor e tenuto conto dei bisogni dell’istituzione scolastica, stabiliscono, con un apposito patto per lo sviluppo professionale, gli obiettivi di sviluppo delle competenze di natura culturale, disciplinare, pedagogica, didattico-metodologica e relazionale, da raggiungere attraverso le attività formative di cui all’articolo 6 e la partecipazione ad attività formative attivate dall’istituzione scolastica o da reti di scuole”.

Il passo fondamentale di tale brano è quello in cui si prevede «un apposito patto per lo sviluppo professionale, gli obiettivi di sviluppo delle competenze di natura culturale, disciplinare, pedagogica, didattico-metodologica e relazionale […]». Il docente neo assunto si impegna formalmente a superare le eventuali lacune emerse nel bilancio iniziale delle competenze grazie alle attività formative previste dall’art. 6 del DM 226/22 nonché grazie alla frequenza delle attività formative messe in essere dall’istituzione scolastica da sola o in rete con altre scuole.

È un passaggio fondamentale perché mette a disposizione del docente neo assunto, che si impegna a giovarsene pienamente, la possibilità di incidere positivamente sui suoi punti deboli.

È una ghiotta occasione che permette al docente neo assunto di superare di slancio, acquisendo consapevolezza sempre maggiore del proprio ruolo, il primo impatto con le multiformi attività richieste dalla professione docente alla quale, quasi con cadenza giornaliera, vengono assegnati sempre nuovi e più delicati compiti.

Sta all’etica personale e professionale di ognuno cogliere al meglio le occasioni fornite ed ottemperare agli obblighi previsti dalla normativa.

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Sitografia:

  1. https://www.orizzontescuola.it/wp-content/uploads/2023/11/Periodo-di-Formazione-e-Prova-Docenti-Neoassunti-e-in-Passaggio-di-Ruolo.-Attivita-formative-a.-s.-2023-24.pdf
  2. https://www.miur.gov.it/web/miur-usr-toscana/-/disposizioni-per-formazione-e-prova-docenti-dm-226-2022
  3. https://www.miur.gov.it/documents/828576/0/Decr-MI-16ago2022-226-Formaz-prova-docenti-NAss.pdf/946c3533-22d0-f247-2d08-8a2ada205b4c?version=1.0&t=1661778006969
  4. https://www.miur.gov.it/documents/828576/0/Decr-MI-16ago2022-226-Formaz-prova-docenti-NAss-All.pdf/e526bd02-82f1-65c0-0af9-98e6cdcb4d1b?version=1.0&t=1661778006802

Le immagini di Cirò Marina (KR) sono scatti dell’autore dell’articolo.

[1]     https://www.miur.gov.it/web/miur-usr-toscana/-/disposizioni-per-formazione-e-prova-docenti-dm-226-2022