Il diario di bordo

Il diario di bordo

25 Febbraio 2024 0 Di giuseppe perpiglia

In un articolo precedente (L’autobiografia cognitiva) abbiamo detto quanto sia importante e proficua la verbalizzazione delle esperienze, sia in forma orale, sia e ancora di più in forma scritta.

Il diario di bordo è uno strumento che, con tutti i distinguo del caso, si colloca nello stesso ambito dell’autobiografia cognitiva. Nell’articolo citato ci si riferisce principalmente all’alunno, in questo caso il soggetto di riferimento è, invece, il docente. Il diario di bordo, beninteso, risulta essere molto utile anche allo studente che, grazie alla storicizzazione delle sue esperienze, prende consapevolezza del suo percorso di formazione e delle sue varie tappe di crescita e di maturazione.

Ma come definire il diario di bordo?

È uno strumento finalizzato alla rilevazione ed alla storicizzazione di dati, è poco strutturato, nel senso che essendo il risultato di una valutazione personale su situazioni altrettanto personali, non è possibile inquadrarlo in un modulo rigido e standardizzato. Tale strumento viene utilizzato per narrare, in forma libera, le proprie esperienze corredate di tutte le informazioni di contorno ritenute importanti e strumentali alla comprensione dell’evento che si sta raccontando.

Un accorgimento importante è di non essere eccessivamente oggettivi, ma di riportare, oltre al fatto in modo reale, anche il proprio punto di vista e le proprie considerazioni. Lo psicoanalista Wilfred Ruprecht Bion (1897 – 1979) Scriveva «Il problema fondamentale dell’osservazione è l’oggettività. A questa oggettività ci si accosta attraverso il mondo interno dell’osservatore, che non va inteso come un registratore indifferente di eventi, ma un insieme di pensieri e di sentimenti che entrano nel processo cognitivo e il cui codice di lettura può essere ampio, aperto alle possibilità e al diverso o viceversa, chiuso e pregiudicante».

L’uso del diario di bordo è molto utile, in particolare, a chiunque faccia ricerca per diverse ragioni. Il docente, qualunque sia il grado di scuola in cui si trovi ad operare, è, quasi per antonomasia, un ricercatore. Insegnare ed educare non è un’attività che possa essere, se non molto superficialmente e molto parzialmente, standardizzata, si tratta di trovare sempre la strada migliore per arrivare a toccare le corde più sensibili degli alunni che si trova davanti. Non intesi, però, esclusivamente come gruppo, bensì anche come individualità, ognuno con le proprie caratteristiche fisiche, sociali, psicologiche.

Il diario di bordo si configura come uno strumento che stimola la riflessione, attivando quindi una metacognizione sulle proprie esperienze, uno strumento atto a conservare, e quindi a storicizzare, il proprio vissuto professionale e lavorativo. E pur vero che le esperienze raccontate e registrate si riferiscono ad una determinata finestra temporale e ad un altrettanto determinato contesto, ma rileggendole possono rappresentare un valido aiuto, tanto per riproporle quanto per modificarle facendo tesoro dei punti di forza e dei punti critici, in momenti ed in contesti diversi.

Affinché il diario di bordo assolva al suo compito, però, è necessario che esso, oltre a narrare gli avvenimenti, riporti anche la complessità dell’esperienza. Gli avvenimenti vanno quindi accompagnati da commenti, da meditazioni e da tutto quanto possa inquadrare al meglio l’esperienza di cui si sta raccontando e l’atteggiamento mantenuto durante il suo dipanarsi.

Il nome dato a questo strumento ricorda e mette in evidenza l’atteggiamento che bisognerebbe conservare sempre: quello di un viaggio, di un continuo divenire di cui bisogna avere sempre contezza dell’obiettivo, ma avere anche la consapevolezza che non si può conoscere ogni singolo passo da compiere per cui ci si trova a dover prendere decisioni contestuali il cui insieme porta verso l’agognata meta.

Il diario di bordo deve riportare le situazioni affrontate, le decisioni prese e soprattutto la loro spiegazioni e la loro legittimazione strumentale. Non vanno poi dimenticate le annotazioni frutto di riflessioni personali. È uno strumento di autoriflessione che aiuta a ricostruire eventi la cui narrazione faccia anche riferimento alla complessità di processo emotivo e cognitivo.

Tra le accortezze da avere è da ricordare di avere un linguaggio estremamente concreto evitando eccessiva astrazione. La decisione di tenere un diario di bordo aiuta il docente a sviluppare diverse abilità come osservazione, documentazione, riflessione e la storicizzazione, cosa che rende possibile avere a disposizione materiale sul quale ritornare per riflettere ed acquisire consapevolezza delle esperienze mentali che si sono vissute.

È possibile suddividere il diario di bordo in tre parti.

Nella prima parte andremo a ricostruire la quotidianità riguardante il servizio, riportando tempi ed azioni che si ripetono giornalmente. Si prenderà nota delle osservazioni raccolte utilizzando un linguaggio descrittivo. Altro consiglio è di dedicarsi ad eventi che si concludono in una sola giornata piuttosto che prendere in considerazioni lunghi periodi di tempo. Per dare maggiore incisività al diario bisogna avere un’idea ben chiara delle cose da osservare. A mero titolo esemplificativo, l’attenzione potrebbe essere riservata a:

  1. Proposte educative, relazione educativa e comportamenti dei soggetti coinvolti;
  2. Organizzazione della routine quotidiana;
  3. Gestione di un evento critico;
  4. Situazioni informali;
  5. Relazione dei soggetti con uno spazio specifico (angolo di gioco in un nido, cucina/sala della comunità per minori, cortile/giardino, spazi comuni);
  6. Relazione tra i soggetti;
  7. Documentazione presente all’interno del servizio;
  8. Modalità collaborative tra colleghi.

Nella seconda parte si rifletterà su quanto osservato e descritto nella prima parte del diario di bordo, provando a interrogarsi e ad argomentare la situazione osservata.

Nella terza ed ultima parte si andranno ad individuare eventuali connessioni con gli elementi teorici utili per rileggere la pratica educativa nella quotidianità dei servizi.

Articoli correlati:

  1. L’esperienza insegna
  2. Progettare con efficacia
  3. Scuola o impresa?
  4. Attivare l’ascolto
  5. Autoritarismo o autorevolezza?
  6. Metacognizione e didattica metacognitiva
  7. Il testamento morale
  8. Istruire, educare o formare?
  9. L’effetto Flynn
  10. Sbagliando si impara

Sitografia:

Le immagini di Lecce a corredo dell’articolo sono scatti dell’autore.