La progettazione

La progettazione

18 Febbraio 2024 0 Di giuseppe perpiglia

Eccoci al secondo appuntamento con il corso di aggiornamento professionale tenuto presso l’I.C. “Dante Alighieri” di Petilia Policastro (KR). La seconda di cinque tappe del percorso è stata dedicata alla tematica della progettazione. Anche in questo caso ho preparato una presentazione ed una relazione che è possibile scaricare da questo sito.

Si tratta, come facilmente comprensibile e condivisibile, di un argomento dai confini tanto incerti quanto ampi, vasti.

Nell’incontro con i colleghi sono state affrontate alcune tematiche, per così dire, di base, fornendo anche alcune note operative su strumenti che potrebbero ritornare utili per valutare e monitorare in itinere il corretto e funzionale percorso progettato inizialmente.

Dopo l’introduzione finalizzata ad inquadrare il problema nel suo complesso e nella sua complessità, quindi a creare il necessario framework entro cui ci saremmo mossi, il primo capitolo è stato dedicato ad una riflessione sulla differenza sostanziale tra progettazione e programmazione. La scelta potrebbe sembrare, a prima vista, u inutile orpello perché l’argomento appare banale, quasi inconsistente. Non lo è, invece, mica tanto in quanto più di qualche collega utilizza i due termini quasi fossero sinonimi.

Quando ci si appresta a mettere mano ad un percorso educativo, ogni docente ha, che se ne renda conto o meno, un’idea di massima sulla finalità che si pone e sulle modalità di svolgimento dell’intero percorso.

Da una riflessione consapevole su tale bozza iniziale e grossolana prende forma un percorso strutturato a cui si dà il nome di progetto. Il fine ultimo di qualsiasi progetto è racchiuso ed esplicitato nell’etimologia del termine. Esso deriva dal latino pro- avanti e jacere gettare, quindi gettare in avanti, proiettarsi verso il futuro, cominciare ad intravedere quanto vorremmo realizzare.

È ancora un percorso presente nella fantasia che, come tale, deve essere calato nella realtà del contesto in cui si opera affinché possa dare i frutti sperati.

Il confronto con l’ambiente, con tutte le risorse disponibili o che è possibile ottenere porta a curvare e ad adeguare il progetto a tutte le componenti del contesto, a cercare di prevedere quanto più possibile in modo realistico quanto più possibile, a riflettere sui punti di forza e sulle criticità, presenti o possibili. Il risultato di tale riflessione e di tale adeguamento, messo nero su bianco, è quello che chiamiamo programma.

A tal proposito viene presentata l’analisi SWOT, cioè uno strumento per promuovere una riflessione sui punti di forza, sui punti critici, sulle opportunità e sulle probabili minacce. Riflettere su questi quattro punti, metterli su carta, rappresenta una buona occasione per ottenere il massimo dal progetto, prima, e dal programma, poi, minimizzando eventuali fattori negativi e sfruttando al meglio tutte le risorse disponibili.

Altro strumento molto utile, seppure per motivazione molto diversa, è il cronoprogramma o diagramma di Gantt. Esso serve a monitorare al meglio una variabile dirimente in molti progetti, particolarmente in quelli didattici: il tempo.

Nel capitolo dedicato alla progettazione per competenze, il quinto, ampio spazio è dedicato alla didattica del fare. Le competenze possono essere proposte, acquisite e valutate solo durante il loro svolgersi. Il ragazzo deve essere protagonista e responsabile di attività reali o, almeno, realistiche per mezzo delle quali potersi confrontare con le sue potenzialità e prendere coscienza dei suoi limiti. Le attività in cui viene coinvolto svolgono anche l’importante funzione di fargli vedere meglio nel suo animo e capire cosa lo soddisfi maggiormente, quale tipo di attività e quali obiettivi lo gratificano ed in cui si sente maggiormente realizzato.

In altre parole, l’operatività serve anche, se non soprattutto, ad aiutare il ragazzo ad affinare il proprio progetto di vita.

Dopo un paragrafo dedicato genericamente alle didattiche attive, ci si è soffermati sul metodo laboratoriale e sul cooperative learning per concludere parlando di vantaggi e limiti. L’ultimo paragrafo, infine, è stato dedicato a come operare, proponendo, quindi, alcune note di ordine pratico.

Che i ragazzi siano attratti fortemente dalla rete e da tutti gli strumenti, in particolare i social, che essa mette a disposizione è un semplice dato di fatto. Sfruttando la forte propensione all’utilizzo degli strumenti informatici ed elettronici, il capitolo 6 propone lo strumento del webquest. È uno strumento basato sulla rivisitazione in chiave digitale della classica ricerca. Il docente assegna una traccia, che può anche essere individuata per mezzo di una riflessione a livello di classe, quindi con tutti gli allievi ed essere con essi condivisa, e propone una sitografia ragionata sull’argomento. La finalità non è quella della ricerca fine a sé stessa, bensì quella di operare sulle conoscenze disponibili con spirito critico e con razionalità, finalizzando la scelta ad un fine preordinato.

Il capitolo successivo e dedicato al costruttivismo. Il ragazzo, nel suo operare praticamente, è chiamato a costruire ed a strutturare da sé il proprio sapere ed a rimodulare le sue conoscenze e la sua visione del mondo e della realtà basandosi sul suo pregresso e sulle riflessioni che egli mette in atto nel valutarle.

Un intero capitolo è dedicato all’ambiente di apprendimento. I risultati della proposta educativa e didattica progettata e programmata saranno tanto migliori e tanto più significativi quanto più il docente, a mo’ di regista, sarà riuscito a creare un ambiente di apprendimento che sia coinvolgente ed interessante, un ambiente che stimoli e supporti la curiosità e quindi la voglia di apprendere.

Parlando di competenze non ci si poteva esimere dalla trattazione dei compiti di realtà e dei compiti autentici. Una bella e proficua esperienza in tal senso è quella resa possibile dal service learning, di cui si dice in un altro incontro.

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Sitografia

Le immagini relative Salerno sono scatti dell’autore.