L’autobiografia cognitiva

L’autobiografia cognitiva

11 Febbraio 2024 0 Di giuseppe perpiglia

Spesso vengono utilizzati termini dal significato molto diverso quasi fossero sinonimi. La volgarizzazione della cultura è causa ed effetto, entrambi positivi, di un incrementato livello culturale medio. Un rovescio della medaglia, tra tanti altri, purtroppo, è la tendenza ad utilizzare termini senza tenere in debito conto il loro vero e reale significato. Mancanza in cui incappano anche soggetti di un livello culturale più alto.

È facile, ad esempio, incappare in persone, docenti compresi, che utilizzano senza la necessaria distinzione e con lo stesso significato, conoscenza e cultura, istruzione e formazione, oppure abitudine ed esperienza. Negli esempi visti, le tre coppie di termini sono state selezionate per indicare situazioni molto diverse tra loro, anche se accomunate per alcune caratteristiche.

Gli esempi citati non sono stati fatti a caso ma sono stati accuratamente celti perché la differenza tra i termini i proposti origina dalla stessa motivazione, hanno la stessa causa generatrice.

La differenza tra abitudine ed esperienza sta nel modo come vengono vissute ed agite le varie attività e le numerose incombenze che caratterizzano il vivere quotidiano in tutti gli ambiti ed in tutti i contesti. L’abitudine, infatti, consiste in una qualche attività ripetitiva, svolta in modo superficiale e senza pensarci, senza partecipazione, senza averne consapevolezza. Ognuno di noi, ogni mattina che il buon Dio ci riserva, si alza, fa il caffè, si lava i denti e svolge tutte le altre piccole incombenze necessarie per affrontare al meglio la giornata. Sono pronto a scommettere che a tutti noi sarà capitato, a chi più spesso a chi meno, di fermarsi un attimo e chiedersi se aveva svolto o meno quella data attività. Mi viene in mente il film Tempi moderni in cui Charlot, nel ruolo di un operaio occupato alla catena di montaggio, esigenza dettata dal fordismo allora imperante, aveva il solo compito di stringere due bulloni contemporaneamente, sempre, di continuo, fino all’alienazione.

Il caso dell’esperienza, invece, è molto dissimile nella sostanza anche se vi sono delle sovrapposizioni per quanto riguarda la forma. Un soggetto, infatti, diventa esperto in una qualche attività o funzione quando si impadronisce del meccanismo, quando ne apprende il funzionamento profondo, quando si appropria delle cause e degli effetti, quando è in grado di intervenire con azioni correttive strumentali ad un miglioramento della funzione stessa.

Le stesse considerazioni, con gli opportuni distinguo, possono essere fatte per quanto riguarda la cultura e la conoscenza. Quest’ultima è basata su un maggiore o minore accumulo di nozioni mantenute nella nostra mente in modo mnemonico, mentre la cultura fa sì che le stesse nozioni vengano fatte proprie, entrino a far parte del patrimonio intellettuale del soggetto e vengano utilizzate in modo strumentale con modalità ed in contesti diversi. Una cosa, ad esempio, è risolvere uno schema di parole crociate, ben altra cosa è, invece, scrivere un saggio o una qualsiasi altra opera letteraria, per quanto senza pretese artistiche.

La differenza di non poco conto sta nella consapevolezza con cui si compie un’azione o si prende una decisione. Nella scuola odierna, tutta volta verso l’acquisizione delle competenze, il docente deve adoperarsi nella direzione di fare acquisire ai ragazzi la consapevolezza delle loro azioni. Avere, ad esempio, consapevolezza del proprio modo di apprendere permette di ottenere risultati migliori con uno sforzo minore, fattore che agisce, rinforzandola, sulla motivazione, innescando, così, un circolo virtuoso.

Uno

strumento molto utile per promuovere la riflessione sul proprio modo di apprendere è l’autobiografia cognitiva. Per autobiografia cognitiva si intende uno strumento utilizzato per scopi didattici in cui un soggetto si racconta come soggetto che apprende e nel raccontarsi è portato a riflette sul suo modo di farlo. Il metodo, in quanto tale, non è nuovo, ma come vera e propria corrente educativa fu introdotta da Paulo Freire. A tal proposito è molto interessante leggere il suo lavoro forse più famoso, La pedagogia degli oppressi.

Molte case editrici di libri scolastici mettono a disposizione, nell’allegato Manuale per l’insegnante, schede per l’autobiografia cognitiva. Il brano che segue è stato ripreso dal sito della Zanichelli, al quale si rimanda. «Con l’autobiografia cognitiva lo studente racconta e descrive sé stesso e come è diventato, grazie all’intreccio tra le conoscenze apprese a scuola e gli eventi, le relazioni e i contesti di vita che accompagnano la sua crescita personale. È pertanto uno strumento di autoanalisi che si basa sulla consapevolezza di come conoscenze, abilità e competenze divengano saperi autentici, rielaborati, interpretati e vissuti nell’identità personale. Accanto alla narrazione del compito di realtà e della sua preparazione, nell’autobiografia trovano spazio il senso attribuito dallo studente al proprio lavoro, le intenzioni che lo hanno guidato nello svolgere l’attività, le emozioni provate. In pratica, lo studente riferisce gli aspetti che sono stati per lui più interessanti e perché, le difficoltà incontrate e in che modo le ha superate, descrive la successione delle operazioni compiute mettendo in evidenza gli errori più frequenti e i possibili miglioramenti, e infine esprime la sua valutazione non solo del risultato finale, ma anche sul processo di realizzazione adottato»[1].

Quello che segue è un esempio di autobiografia ripreso tal quale dal sito della Zanichelli. Al sito https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/istruzione-ricerca/regione-per-scuole/FOGLIA009/esempi/AUTOBIOGRAFIA_COGNITIVA-secondaria-seconda.pdf è possibile scaricare un altro esempio dello stesso tipo.

 AUTOBIOGRAFIA COGNITIVA di……………………………………………………………….

Che cosa ne pensi del lavoro che hai fatto?  (non ci saranno voti sulle tue risposte)

………………………………………………………………………………………………………………………………..

Titolo del compito o del progetto…………………………………………………………………………………

Data …./…./……..

1 – GLI ARGOMENTI

  • Di quali argomenti vi siete occupati? Li hai trovati facili o difficili?
Argomento Facile Difficile
1.
2.
3.
4.
5.
  • Sapevi già qualcosa su questi argomenti? Se si, che cosa?……………………………………………………………………………………
  • Ti è servito per realizzare meglio il lavoro? o NO o SÌ
  • Scrivi 5 cose che hai imparato e che ti sono rimaste più impresse

2 – IL PRODOTTO FINALE

  • Che voto daresti al lavoro prodotto? …….
  • Che cosa ti piace del vostro lavoro? ………………………………………..
  • Che cosa cambieresti? …………………………………………………………..

3 – IL MIO GRUPPO DI LAVORO

Avete collaborato facilmente?             moltissimo        molto          poco              pochissimo

Ti è piaciuto lavorare con i tuoi compagni?    moltissimo        molto          poco              pochissimo

Su cosa si poteva migliorare il lavoro del gruppo? a) condividere informazioni; b) perdite di tempo; c) divisione dei compiti; d) troppe discussioni; e) poco tempo a casa; f) dimenticanze; g) disordine; h) altro

4 – IL MIO LAVORO

Che cosa ho fatto nel gruppo? ………………………………………………………………………………………

Che cosa mi è piaciuto di questa attività? ………………………………………………………………………

Perché? ……………………………………………………………………………………………………………………..

Che cosa non mi è piaciuto di questa attività? ……………………………………………………………….

Perché? ……………………………………………………………………………………………………………………..

Le domande proposte hanno tutte lo scopo di far riflettere gli alunni sul proprio operato, spiegando i motivi delle loro scelte in modo da fare prendere loro consapevolezza delle proprie azioni, delle proprie scelte, dei propri gusti.

In definitiva, l’autobiografia cognitiva è una semplice ma efficace strumento atto a creare un’occasione che permette al docente di acquisire ulteriori ed importanti dati per esperire il suo compito in modo sempre più mirato, sempre più personalizzato; nello stesso tempo è utile allo studente che si trova in una fase di rapida crescita con conseguente senso di disorientamento per riflettere su sé stesso e procedere in modo più proattivo verso la costruzione del proprio progetto di vita.

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Sitografia

Le immagini del Santuario di san Francesco di Paola (CS) sono scatti dell’autore dell’articolo.

[1] Dal sito della Zanichelli Scuola