Bisogni & C

Bisogni & C

27 Dicembre 2023 0 Di giuseppe perpiglia

La vita umana è tutta un equilibrio tra forze e tendenze opposte. A seconda se prevale l’una o l’altra, possiamo vivere una vita piena e gratificante oppure subire un’esistenza che ci opprime.

L’apprendimento, per essere efficace, deve essere sorretto dalla motivazione. Il docente deve trovare il modo migliore per stimolare la motivazione ad apprendere di ogni alunno con cui interagisce.

Per motivazione in psicologia si intende l’insieme di tutti quei fattori che influenzano il comportamento che un soggetto mette in atto al fine di raggiungere uno scopo. La motivazione è alla base di una determinata azione e viene promossa ed innescata dall’insorgere di un bisogno effettivo o di una qualsiasi situazione vissuta come bisogno. Per un adolescente il bisogno potrebbe essere l’ultimo modello di i-phone mentre per una signora potrebbe essere appresentato da un capo firmato. Cerchiami, allora, di dare anche una definizione di bisogno.

Questo termine serve ad individuare lo squilibrio presente tra la situazione che si sta vivendo e la situazione desiderata; indica, quindi, una condizione di insoddisfazione che spinge il soggetto a cambiare la propria situazione.

Lo psicologo Abraham Maslow si occupò attivamente dello studio dei bisogni umani e nel 1954 esposte le sue teorie nella cosiddetta “Piramide dei bisogni”, costituita da cinque livelli in ordine gerarchico da quelli più elementari a quelli più astratti, aggiungendo che per affrontare un bisogno il soggetto avrebbe dovuto prima soddisfare i bisogni di ordine inferiore. I cinque livelli della piramide di Maslow, nota anche come piramide motivazionale, sono i seguenti:

bisogni fisiologici: quali la fame, la sete, il sonno e similari. Sono i bisogni legati alla sopravvivenza e debbono essere i primi a dover essere soddisfatti.

bisogni di sicurezza: comprendono la protezione, la tranquillità, ma anche la sicurezza economica, la salute e, più in generale, il benessere psico-fisico

bisogni di appartenenza: particolarmente sentiti nel periodo dell’adolescenza in cui lo si soddisfa all’interno del gruppo dei pari. Nell’adulto tale bisogno persiste, anche se cambia aspetto e manifestazione: club, tifo calcistico, partiti politici, ma anche ordini professionali e quant’altro.

bisogni di stima: Tali bisogni vengono soddisfatti con il riconoscimento dei propri meriti, veri o presunti, da parte di altri nei vari contesti sociali e professionali.

bisogni di autorealizzazione: Realizzare sé stessi dando seguito ad aspettative e potenzialità. Una tale aspirazione, però, va supportata da una serie di caratteristiche che riguardano la personalità, le competenze sociali e capacità tecniche.

Per quanto il modello di Maslow abbia incontrato un notevole successo, non sono mancate note critiche, in particolare a quella che è ritenuta un’eccessiva semplificazione di un fenomeno complesso ed articolato. Secondo i critici, infatti, molte delle caratteristiche indicate da Maslow sono strettamente collegate e dipendono da diversi fattori per cui non è possibile una loro netta segmentazione.

Diverse critiche, poi, hanno riguardato la rigida gerarchia proposta da Maslow. Da aggiungere, come punto finale, che nessuna sperimentazione, per altro mai condotta, ha mai suffragato la teoria di Maslow. Per finire, detta teoria è imperniata sull’autodeterminazione del soggetto, spiegando la motivazione solo con fattori interni all’individuo senza considerare l’interazione con il contesto e con l’ambiente sociale in cui l’individuo stesso è inserito.

Possiamo affermare, ben consci dell’eccessiva semplificazione, che ogni stadio della vita ha un suo particolare bisogno, un bisogno più impellente degli altri, un bisogno che va soddisfatto altrimenti ingenera un disagio esistenziale. Per sintetizzare potrebbe essere utile il seguente schema:

Periodo Soddisfazione Insoddisfazione
Prima infanzia Fiducia Sfiducia
Seconda infanzia Autonomia Vergogna/Dubbio
Fanciullezza Iniziativa Copia
Preadolescenza Operosità Inferiorità
Adolescenza Identità Alienazione
Giovinezza Intimità Isolamento
Maturità Generosità Egoismo
Vecchiaia Integrità Dispersione/Disgusto

Nella prima infanzia è sentito forte il bisogno di godere della fiducia da parte degli altri, bisogno che può ricadere, ritornando alla piramide di Maslow, nel bisogno di stima. Il bambino ha bisogno di sentire la fiducia dei familiari. In caso contrario, se tale richiesta di fiducia viene negata, subentra un sentimento di sfiducia in sé stesso e nelle proprie capacità, subentra la mancanza di autostima che si ripercuote negativamente sulla crescita psicologica dell’individuo.

Lo stadio successivo, quello della seconda infanzia, è caratterizzato dal bisogno di fiducia. Il bambino deve essere lasciato libero di lavorare secondo i propri schemi mentali ed operativi, deve essere lasciato libero di sperimentarsi. L’autonomia può essere richiesta ed accordata solo se si dà fiducia. I due bisogni sono strettamente interconnessi, essendo la fiducia propedeutica all’autonomia. Su tale bisogno e sul suo soddisfacimento è incentrata la pedagogia montessoriana. Se gli adulti negano il soddisfacimento della necessaria autonomia del bambino, insorgeranno sentimenti di vergogna e di dubbi sulle proprie capacità. Il bambino crescerà in un continuo stato di dipendenza, anche psicologica, dagli altri.

Dopo aver soddisfatto i bisogni della fiducia e dell’autonomia, il bambino, raggiunta l’età della fanciullezza, manifesta il bisogno di un’apertura maggiore, di spingersi oltre. Insorge prepotente il bisogno di prendere iniziative, di sperimentare nuove strade, ma anche di sperimentarsi, di saggiare i propri limiti e le proprie capacità. L’impossibilità di prendere iniziative proprie porta a vivere copiando iniziative altrui, primo stadio dell’instaurarsi del pensiero unico, evenienza che non permette una crescita personale efficace ed il necessario e sperato miglioramento continuo.

Successiva alla fanciullezza troviamo la preadolescenza alla quale non basta più la semplice iniziativa, ma cerca qualche cosa di più. Il preadolescente vuole attivarsi nell’operosità, vuole fare tante cose in ambiti diversi. Vuole vivere il suo ruolo sociale da protagonista, imponendosi all’attenzione del mondo degli adulti per il suo attivismo, non vuole rimanere indietro a nessuno. Il mancato soddisfacimento di tale bisogno, qualunque ne sia la causa, porta ad un senso di inferiorità.

L’adolescenza è la fase di transizione per antonomasia, è la fase in cui si abbandona la fanciullezza e si inizia ad entrare nell’età adulta. È la fase in cui il bambino ed il ragazzo cominciano a diventare uomini e donne. È il periodo in cui si è chiamati a prendere decisioni importanti, decisioni da cui dipenderà tutta la vita futura. È la fase della formazione della propria identità. Il mondo adulto ha la responsabilità di aiutare, seppure con discrezione e senza prevaricazione, l’adolescente a trovare la propria strada, deve confortarlo nell’acquisizione di ciò che lo gratifica e tranquillizzarlo nell’abbandonare quanto non gli si confà. Se viene meno la costruzione della propria identità l’adolescente si troverà a vivere in uno stato di alienazione, cioè di smarrimento, si sentirà ridotto ad oggetto perché mancante di identità e di autenticità.

E finalmente la giovinezza. Un giovane che ha soddisfatto tutti i bisogni precedenti sente la necessità di rinchiudersi, quando serve, nel suo mondo per riflettere o per ricaricarsi. Sente il bisogno di momenti di intimità, di stare solo con sé stesso in un atteggiamento di proattività, per pianificare e costruire il suo futuro. Purtroppo oggi, sempre più spesso, vediamo giovani che non sanno cosa sia l’intimità e che spesso sono vittime dell’isolamento, che è cosa ben diversa. Questa situazione negativa viene enfatizzata dai social che permettono migliaia di connessioni in qualunque ora del giorno e della notte. connessione che, però, non sono relazioni umane, non sono momenti di vicinanza empatica, al contrario sono solo momenti di isolamento in cui ognuno rimane incatenato nel proprio piccolo mondo.

La maturità, se raggiunta con un percorso virtuoso in base a quanto finora affermato, porta alla generosità ed all’apertura all’altro, all’empatia verso il prossimo. Se, però, la strada non è stata proficua nei termini che abbiamo detto, l’individuo maturo tenderà a chiudersi nel proprio mondo scadendo nell’egocentrismo e nell’egoismo senza sbocco.

Infine, la vecchiaia, come momento terminale della parabola vitale di ognuno, dovrebbe essere il periodo in cui si riscuotono i talenti appresi nei periodi precedenti. Anche in questo caso ci si troverà di fronte ad una situazione che potrà essere evoluta in positivo o in negativo. Nel primo caso avremo un vecchio che vive la sua fase vitale nell’integrità di pensiero: il classico vecchio saggio e sapiente che sa discernere il bene dal male ed il buono dal cattivo. Il caso opposto può portare alla dispersione ed al disgusto.

Nelle prime fasi di questo lungo percorso la famiglia e la scuola sono co-protagonisti attivi e largamente responsabili dei risultati. In primo luogo la famiglia, l’agenzia educativa per eccellenza, il luogo dove si forma l’ossatura caratteriale e comportamentale della persona.

La scuola, dal proprio canto, deve avere l’acume e l’umiltà di innestarsi nell’alveo educativo tracciato dalla famiglia. Il rapporto scuola-famiglia è una variabile strategica per raggiungere gli obiettivi desiderati per cui le relazioni tra le due agenzie educative dovrebbero essere strette e continue, dovrebbero portare a scelte condivise ed a registri comunicativi simili per fornire al bambino, al ragazzo ed all’adolescente un orizzonte formativo che non lasci spazio ad interpretazioni divergenti.

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Immagini: Le immagini di Bassano sono scatti dell’autore dell’articolo

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