Aggiornamento

Aggiornamento

17 Dicembre 2023 0 Di giuseppe perpiglia

Andando a ‘sfogliare’ il vocabolario della lingua italiana Treccani on line, alla voce “aggiornamento” troviamo le definizioni diverse, ma tutte basate su attività di tipo dinamico. La prima rimanda all’azione del mantenere un oggetto al passo con i tempi e, per estensione, anche all’adeguamento ad eventuali nuove esigenze o criteri. Altra definizione implica un rimandare ad altra data, un procrastinare qualcosa che doveva essere fatto ma che, per qualche motivo, viene rimandata a data successiva.

La prima accezione è quella che dovrebbe spingere il docente, mentre la seconda, in questo contesto, è da evitare con decisione. Ne, campo della didattica, le decisioni vanno prese quando è necessario e vanno prese con celerità.

Molto umilmente, sono stato chiamato a tenere un corso di aggiornamento professionale ai colleghi dell’Istituto Comprensivo “Dante Alighieri” di Petilia Policastro, grosso comune in provincia di Crotone.

Di questa scelta e della fiducia accordatami ringrazio caldamente la dirigente, dottoressa Antonella Parisi. La ringrazio anche perché tale incarico mi permette di mettere alla prova dei fatti l’esito delle mie letture. È, in effetti, un compito di realtà, per restare in tema di didattica.

Non è la prima volta che mi trovo ad essere chiamato a relazionare di fronte a colleghi, eppure ogni volta sono preso da una forma d’ansia dalla quale non riesco a liberarmi. Ansia che, magicamente, si scioglie nell’incontro e nel rapporto con chi mi ascolta. È quanto mi capitava quando ancora insegnavo. Entrare in una classe nuova mi agitava, mi venivano dubbi ed incertezze, mi sentivo non adeguato allo scopo.

Entrando in contatto empatico, in relazione dialogica con i ragazzi tutte le ansie e le paure, tutte le insicurezze sparivano come d’incanto. Era un incontro tra persone in cui le necessarie ed ineludibili differenze di ruolo diventavano, non già un problema, bensì una risorsa tanto per gli alunni quanto per me docente. Risorsa per i ragazzi perché questo dovrebbe essere il ruolo del docente; risorsa per me docente perché, ponendomi in posizione di ascolto attivo, potevo approcciare gli argomenti proposti avendo a disposizione punti di vista diversi, a cui magari non avevo minimamente pensato, potendo quindi arricchire e diversificare la mia visione delle cose e del mondo.

Ritornando all’aggiornamento per i colleghi, il programma richiestomi, da svolgere in cinque incontri da quattro ore ciascuno, per un totale quindi di 20 ore, è stimolante ed impegnativo. In effetti le due caratteristiche sono sempre connesse, viaggiano sempre di pari passo. Come è possibile, infatti, avere uno stimolo da un’azione che non richiede nessun impegno?

Gli incontri previsti avranno come temi portanti i seguenti argomenti: a) il curricolo verticale; b) la progettazione; c) le unità di apprendimento; d) la valutazione; e) il pensiero computazionale ed il coding.

Sono tutti argomenti corposi e forieri di notevoli implicazioni. Illustrare a dei colleghi concetti già sentiti ed utilizzati nella pratica didattica quotidiana diventa oltremodo difficile perché bisogna trovare il modo e le ragioni per renderli nuovamente vivi ed interessanti. Bisogna fare in modo da proporli sotto una luce nuova e dare loro una nuova strutturazione.

In questi casi lo scoglio più difficile, quasi impervio, da superare è quello di fare emergere pregiudizi e misconoscenze, errori compiuti ripetutamente tanto da diventare patrimonio intellettuale sedimentato. Bisogna combattere la disinformazione e la misinformazione che viene dall’ambiente. Per disinformazione dobbiamo intendere la creazione e la diffusione premeditata di notizie false, mentre la misinformazione è anch’essa inerente alla diffusione di notizie false senza, però, avere la consapevolezza della loro falsità.

È molto più facile costruire un edificio di sana pianta piuttosto che riadattare un edificio preesistente. Perché, per esempio, l’acquisizione della cultura informatica è un fatto quasi banale per un ragazzo ed è, invece, molto più problematico per un adulto? Il ragazzo sta plasmando il suo modo di ragionare e di approcciare i problemi e prende come riferimento quanto proposto dal contesto in cui vive, e l’informatica fa parte del suo mondo. L’adulto ha una mentalità già strutturata, il suo modo di pensare è oramai orientato in una certa direzione. Deve, quindi, prima tentare di eliminare l’esistente, cosa non certo facile, per poi costruire il nuovo. Il precedente modo di pensare e di affrontare i problemi quotidiani, però, tenderà sempre a fare capolino inquinando ed influenzando negativamente le nuove acquisizioni. Ricorda quanto succede nell’apprendimento di una nuova lingua. Si tende a parlare, a ragionare ed a pensare nella lingua madre e, subito dopo, a tradurre il tutto nella nuova lingua.

Ritornando all’attività di aggiornamento, le cinque ampie tematiche proposte rappresentano una suddivisione artefatta, effettuata solo per comodità espositiva e di organizzazione logistica, perché si tratta di tematiche strettamente interconnesse ed interdipendenti. Il curricolo verticale, ad esempio, è basato sulla progettazione, così come sulla progettazione sono basati i suoi segmenti che chiamiamo unità di apprendimento. Tutto il percorso didattico, educativo e formativo, poi, deve essere intriso dalla valutazione, continua e puntuale, delle attività svolte e dei processi attivati. Il pensiero computazionale, infine, è solo un aspetto, particolare ma importante, delle finalità del processo di insegnamento-apprendimento. In questo caso poco c’entra con la programmazione dei computer, perché tale insegnamento attiene ad una specifica modalità di pensiero nell’affrontare i problemi.

Il lavoro del docente non è un mestiere che si acquisisce una volta per tutta la vita, ma una professione che va creata e modellata giorno per giorno, adattandola all’evoluzione della società e dei propri studenti. In effetti, questa non è una sua caratteristica peculiare, ma è comune a qualsiasi altra attività moderna. È una conseguenza della nostra società in evoluzione sempre più rapida, tanto da diventare tumultuosa. Per essere al passo con i tempi, per essere in grado di cogliere le occasioni e di rispondere con efficacia e prontezza alle varie richieste della società è necessario avere un atteggiamento di allerta continua, di continuo e proficuo aggiornamento, proprio nel senso lessicale del termine. Oggi stare fermi vuol dire tornare indietro.

Queste affermazioni sono ancora più valide nel caso della scuola. Avere a che fare con bambini, con ragazzi e con adolescenti vuol dire confrontarsi con un oceano sempre in movimento, sempre uguale eppure diverso. I ragazzi “respirano” incessantemente i cambiamenti della società, introiettandoli in profondità. Questo comporta che i soggetti sociali deputati ad accompagnarli nella loro crescita -famiglia e scuola- debbono essere in grado di capirli, di comprenderli, di sapere cosa vogliono e cosa si aspettano dalla vita. Debbono essere in grado di dare loro primariamente risposte di senso, risposte che li aiutino a cercare ed a trovare un senso vero, profondo, al loro vivere, un senso che colori di sé il loro progetto di vita.

Il docente, in una società siffatta, non può limitarsi a proporre delle semplici conoscenze che diverrebbero superate in brevissimo tempo, ma deve fornire gli strumenti necessari a leggere la realtà e ad interagire efficacemente con essa. Per perseguire tale finalità con buone speranze di successo diventa indispensabile appropriarsi, a sua volta, di strumenti adeguati ed è proprio questa esigenza che rende ineludibile un aggiornamento continuo, una continua ristrutturazione e sistematizzazione di conoscenze e tecniche, ma anche di una lettura attenta della realtà.

Per entrare in comunicazione con i ragazzi, così come con qualsiasi altro soggetto, bisogna sapersi servire del loro codice comunicativo. Oggi tale codice è pesantemente influenzato dai social media che non possono e non debbono essere semplicisticamente e frettolosamente demonizzati. Al contrario debbono essere utilizzati in modo strumentale per promuovere quei valori che non passeranno mai di moda per quanto possa sembrare che siano stati dimenticati, quei valori universali che caratterizzano la persona umana.

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Immagini: Le foto del lungomare di Crotone sono scatti dell’autore dell’articolo.