La valenza del volontariato

La valenza del volontariato

10 Dicembre 2023 0 Di giuseppe perpiglia

Agli albori del Medioevo le corporazioni pensarono bene di premunirsi contro eventuali momenti avversi creando delle società di mutuo soccorso. L’esempio che viene subito in mente è quello della Misericordia, in Toscana. Le società di mutuo soccorso continuarono pigramente ad esistere rimanendo, in pratica, sempre ancorate alle corporazioni degli artigiani. Gli agricoltori, per quanto spesso più poveri e maggiormente soggetti a situazioni variabili legate anche al clima, avevano, paradossalmente, un seppur minimo grado di autarchia che non incoraggiava a costituirsi in gruppi di mutuo-aiuto.

Grazie alla rivoluzione industriale una gran massa di contadini si riversò nelle città vivendo in condizioni miserrime, in abitazioni fatiscenti dove le condizioni igieniche erano, per usare un eufemismo, precarie. Le malattie erano all’ordine del giorno mandando le famiglie ben al di sotto della soglia della fame.

Un simile contesto si rivelò essere un buon terreno di coltura che portò alla nascita di società di mutuo soccorso nell’accezione che potremmo definire moderna. Esse, infatti, prevedevano la creazione di un fondo cassa per far fronte alle esigenze di coloro che subivano un rovescio della fortuna. Era il primo nucleo, nato dal basso, come risposta ad un’esigenza reale e pressante, di quello che oggi chiamiamo welfare.

La nascita del volontariato, così come lo intendiamo attualmente, può essere fatta risalire alla fondazione della Croce Rossa.

Il 24 giugno 1859, nell’ambito della seconda guerra di indipendenza italiana, si svolse una delle battaglie più sanguinose del 1800. Si scontrarono 300.000 soldati di tre eserciti (Francese, Sardo-Piemontese e Austriaco) lasciando sul terreno circa centomila fra morti, feriti e dispersi. Castiglione delle Stiviere era il paese più vicino, 6 chilometri da Solferino, dove esisteva già un ospedale e la possibilità di accedere all’acqua, elemento fondamentale nel soccorso improvvisato ai novemila feriti che nei primi 3 giorni furono portati presso quella struttura sanitaria.

Lì si trovava un giovane svizzero, Jean Henry Dunant, venuto ad incontrare per i suoi affari Napoleone III. Egli si trovò coinvolto nel terribile macello, aggravato dall’inesistenza della sanità militare, e descrisse il tutto mirabilmente nel suo testo fondamentale: Un Souvenir de Solferino, tradotto in più di 20 lingue. Dall’orribile spettacolo nacque in Dunant l’idea di creare una squadra di infermieri volontari preparati la cui opera potesse dare un apporto fondamentale alla sanità militare: la Croce Rossa. Dal Convegno di Ginevra del 26-29 ottobre 1863 nacquero le società nazionali della Croce Rossa, la quinta a formarsi fu quella italiana. Nella prima Conferenza diplomatica di Ginevra, che terminò con la firma della Prima Convenzione di Ginevra (8-22 agosto 1864), fu sancita la neutralità delle strutture e del personale sanitario.

La Croce Rossa Italiana fu fondata dal medico milanese Cesare Castiglioni ed il primo Comitato italiano fu quello di Milano nato il 15 giugno 1864.

La Croce Rossa, come detto, fu la prima associazione di volontariato nella concezione moderna, nel senso che non riservava i suoi servizi ai soci, bensì alla comunità nella sua globalità.

Nel 1927 nasce un’altra associazione tutt’oggi vitale finalizzata a dare una risposta concreta ad una specifica esigenza della comunità: l’AVIS -Associazione Volontari Italiani del Sangue- sempre a Milano.

Le associazioni del dono presenti allo stato attuale sono diverse ed oltre ai donatori di sangue vi sono anche i donatori di midollo osseo, i donatori di sangue cordonale, i donatori di organi. In realtà tutti i volontari sono donatori. Sono, infatti, donatori di tempo e di attenzione il che non è poca cosa in un mondo dominato dall’egoismo e dalla chiusura in sé stessi.

Qualcuno si chiederà cosa abbia che fare questo lungo preambolo in un blog, per quanto modestamente, dedicato alla scuola. Il cuore pulsante del volontariato è l’attenzione all’altro ed alle sue esigenze, è farsi carico dei problemi altrui e questo è principalmente un fatto culturale per cui ricade, a tutti gli effetti, nel campo d’azione della scuola, istituzione deputata alla promozione della cultura ed alla crescita umana.

Il fattore principale del volontariato non è tanto o solo il servizio reso alla comunità in modo gratuito quanto la motivazione che spinge un individuo a farsi carico dei problemi di un suo simile. La scuola, tutta rivolta verso le competenze, dovrebbe far tesoro e servirsi pienamente della grande risorsa rappresentata dal volontariato. È, questo, una scuola di vita che opera all’interno della società per il bene comune.

Le competenze, per essere acquisite e per essere valutate, hanno bisogno di essere vissute in prima persona. E quale attività migliore del volontariato esperito in prima persona per attivare le competenze trasversali, ma anche quelle disciplinari? In questo secondo caso basta richiedere la collaborazione di quelle associazioni il cui campo di interesse ricada nella tematica che si vuole proporre ai ragazzi. Sono, infatti, presenti associazioni ambientaliste, associazioni del dono, ma anche associazioni culturali che si interessano, ad esempio, delle tradizioni culturali locali e tante altre a seguire. Collaborare con un’associazione di volontariato vuol dire occuparsi di un aspetto della realtà senza la mediazione, a volte fallace, dei libri di testo o della cultura paludata in genere, vuol dire occuparsene in modo diretto, sporcandosi le mani, partecipando in prima persona alle loro attività e comprendendo le motivazioni profonde che spingono uomini e donne a spendersi gratuitamente per gli altri senza nessun altro riconoscimento se non la propria gratificazione personale di aver compiuto un’azione buona.

Più di qualche istituto superiore ricorre alle associazioni di volontariato per l’attivazione dei PCTO, cioè i percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento. Un’altra opportunità interessante offerta dallo sfaccettato mondo del volontariato e del Terzo Settore in generale, anche se ricadente all’esterno dell’ambito scolastico, è il servizio civile universale, opportunità riservata ai giovani dai 18 ai 28 anni che vengono impiegati per 12 mesi con un riconoscimento economico da parte dello Stato.

Riornando al campo di nostro interesse, il volontariato va ad impattare ed a sovrapporsi alle finalità proprie dell’insegnamento di educazione civica. Quale migliore laboratorio di cittadinanza attiva del volontariato?

Da parte di qualche benpensante, in occasione di incontri e convegni su questo tema, è stata avanzata l’ipotesi che il volontariato, che sta facendo segnare un trend positivo ormai da diversi anni, in special modo tra i giovani, sia diventato quasi una moda, uno status symbol, svilendone in tal modo la grande forza dirompente.

In realtà, il volontariato e la sua valenza sociale sono stati riconosciuto ed inseriti anche nella nostra Costituzione, ed in più di un articolo. Già l’art. 2, infatti, recita testualmente: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Ancora, l’art. 18 riconosce il diritto alla libertà di associazione per fini non vietati ai singoli ed infine l’art. 45 afferma: «La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità».

Anche la pedagogia riconosce il valore formativo del volontariato e dell’impegno civico e sociale. Paulo Freire, con il suo lavoro La pedagogia degli oppressi, ha dato origine all’approccio pedagogico del service learning, che mette insieme il service, cioè il servizio alla comunità, ed il learning, cioè l’insegnamento inteso in senso classico. Il service learning si propone di far acquisire ai ragazzi le competenze programmate nel mentre che si fanno carico di un problema della comunità. Il problema deve essere avvertito come tale dai ragazzi e con loro ampiamente condiviso.

Breve sitografia

  1. https://we.riseup.net/assets/106186/La.Pedagogia.degli.Oppressi..3.1.scrn.pdf
  2. La risorsa giovani
  3. Il service learning
  4. Prossimità ed educazione civica
  5. Service learning ed educazione civica

Immagini: Le immagini, scattate dall’autore dell’articolo, rappresentano Crotone