In pellegrinaggio

In pellegrinaggio

4 Dicembre 2023 0 Di giuseppe perpiglia

Il primo giorno di ottobre, quando una volta iniziavano le scuole, sono riuscito a soddisfare un mio vecchio desiderio. Mio e di mia figlia, maestra in una scuola materna con sua somma soddisfazione.

Siamo andati in pellegrinaggio a Barbiana, frazione del comune di Vicchio, in provincia di Firenze. A qualunque docente, e non solo, sarà già venuto in mente don Lorenzo Milani, figura che giganteggia ancora oggi, a quasi 60 anni dalla sua morte, nel campo della pedagogia italiana e non solo.

Grazie al navigatore, siamo arrivati, dopo una strada abbastanza stretta e tortuosa, ad un cartello che recava, a chiare lettere, la scritta BARBIANA ed eravamo convinti di essere arrivati. Imbocchiamo la stradina indicata dal cartello, una stradina che sin da subito si inerpica verso i monti. Più avanzavamo, più si restringeva diventando ancor più ripida ed impervia, con il selciato sempre più carente di asfalto ma sempre più fornito di buche. Ad un certo punto mia moglie mi ha praticamente imposto di lasciare la macchina e di proseguire a piedi: «Tanto mancano solo 900 metri . Anche se con qualche mugugno ho seguito il consiglio dato sotto forma di ordine perentorio. Abbiamo parcheggiato in un piccolo spiazzo che si era aperto dinnanzi a noi ed abbiamo proseguito a piedi sotto un sole eccessivamente caldo per essere nel mese di ottobre.

Mentre la strada continuava a salire, l’energia cominciava a scendere sempre più rapidamente. Il sole, dal canto suo, per quanto fosse pomeriggio inoltrato, continuava a picchiare con decisione ed il sudore scendeva copioso.

Finalmente arriviamo in cima, ma non era ancora l’agognata destinazione, solo lo scollinamento. La stretta viuzza, dopo una decisa curva a destra, propone una rapida e ripida discesa addentrandosi tra la fresca ombra di numerosi e fronzuti alberi.

Un sospiro di sollievo uscì spontaneo a tutti noi, ma io, subito, dopo, pensai che la discesa al ritorno si sarebbe trasformata nell’ennesima salita. Dopo pochi passi, tra le fronde degli alberi che ci regalavano la frescura tanto desiderata, riusciamo ad intravedere i tetti della canonica tanto cara a don Lorenzo.

Tutto dimenticato: caldo, fatica sudore!

Nuove energie ci hanno pervaso a quella vista e con rinnovata lena abbiamo percorso quelle poche decine dimetri che ci separavano dalla nostra meta.

La fortuna ha voluto che la chiesetta e la canonica, normalmente chiuse, fossero parte perché vi era un gruppo di docenti emiliani che stava ascoltando un’allieva di don Lorenzo. La signora raccontava, nel suo bel dialetto fiorentino, con eloquio piacevole e coinvolgente, diversi aneddoti su don Lorenzo e sulla sua scuola di Barbiana.

Noi tre ci siamo fermati ad ascoltare, approfittandone anche per riprendere fiato.

La signora, intanto, continuava accalorandosi in misura adeguata e proporzionale ai fatti che lei aveva vissuto da bambina e che raccontava con trasporto, facendoli rivivere agli occhi degli astanti.

In particolare, mi ha colpito il racconto del ponte di Luciano. Questo bambino, Luciano, abitava abbastanza lontano dalla canonica e fare tutta quella strada non era certo agevole, ancor più per un bimbetto di circa 10 anni. Tra l’altro doveva attraversare un fiumiciattolo e l’unico modo per farlo era quello di servirsi di un tronco buttato tra le due sponde. Un giorno d’inverno, Luciano scivola sul tronco reso viscido dalla pioggia caduta nella notte, finisce in acqua e si presenta in canonica inzuppato fradicio e morto di freddo.

Ristorato, rifocillato e rivestito con abiti asciutti di un altro ragazzo, Luciano segue regolarmente le attività quotidiane ed alla sera si rimette i suoi vestiti, fatti asciugare sulla stufa accesa, e se ne torna a casa.

Don Lorenzo, però, non poteva certo lasciar perdere questo episodio, non poteva lasciarlo sedimentare nel silenzio. Infatti, prepara dei cartelli e con i suoi ragazzi va a protestare presso il sindaco di Vicchio che doveva essere una personcina a modo, un uomo per bene. Infatti, dà subito ordine agli operai del comune di costruire un ponticello in muratura che rendesse agevole l’attraversamento del fiumiciattolo. Grande fu la gioia di Luciano che volle personalizzare l’opera, tanto modesta quanto per lui importante, scrivendo sul cemento ancora fresco “mio” con un dito.

Dopo aver ascoltato ancora un po’ la signora, siamo andati a visitare il cimitero di Barbiana, 10-12 tombe in tutto, dove don Lorenzo Milani riposa, anche qui, attorniato dai suoi amati “ragazzi”.

Ritornando su, verso la canonica, abbiamo avuto modo di vedere il laboratorio e lo scrittoio del priore. Tornati all’aperto abbiamo scambiato due chiacchiere con un altro allievo di don Lorenzo.

La canonica e quella che fu la casa di don Lorenzo sono ora gestite da una fondazione che non naviga nell’oro ma che, a dispetto di ciò, riesce a tenere in vita il ricordo di un grande uomo, colpevolmente dimenticato dagli organi preposti al miglioramento sociale e morale della nazione.

La vita di don Lorenzo poggiò, per sua stessa ammissione, su due grandi pilastri: la Bibbia e la Costituzione, Dio e Cesare in perfetta sintesi, una collaborazione e non una contrapposizione.

Come autore era molto attento a che i suoi scritti e quelli dei suoi ragazzi fossero adatti a tutti, per cui dovevano essere redatti con un periodare facile e scorrevole, senza termini ricercati e senza costruzioni arzigogolate. Richiesta ancora più pressante che don Lorenzo riservava ai suoi ragazzi, così come a sé stesso, era che gli scritti non lasciassero spazio ad interpretazioni personali. Chi scriveva doveva far capire chiaramente tutto e solo quello che voleva dire, nel modo da lui stesso scelto.

Arrivare a Barbiana, con la sua strada impervia, con la salita ripida, con le curve cieche, sono una metafora del percorso che porta alla conoscenza.

Salire verso Barbiana comporta tanta determinazione e non avrebbe avuto senso, in effetti, farlo in auto. Bisogna assaporare la fatica di ogni passo, salire con sforzo, sia fisico sia di volontà, bisogna sudare anche per eliminare le tante tossine che inquinano il nostro spirito di uomini moderni: egoismo, disinteresse, mancanza di rispetto e di attenzione all’altro. E la lista potrebbe continuare ancora per molto.

Raggiungere l’ambizioso traguardo di un sapere critico e proattivo, di un raziocinio basato sulla libertà di pensiero è percorso duro ed impegnativo, ma quando si giunge alla meta si può respirare a pieni polmoni l’aria fresca, frizzante e pulita della libertà senza infingimenti, senza costrizioni di alcun tipo.

Pensare alle origini alto borghesi di don Lorenzo ed alla punizione subita a causa delle sue idee ed alla sua onestà di pensiero con quello che si può senz’altro paragonare ad un esilio, ad un ostracismo, con l’assegnazione al priorato di Barbiana, mette in crisi non pochi di noi. “Ma chi glielo ha fatto fare?” è la domanda spontanea che ogni bravo borghese si pone. La risposta dovrebbe essere quella che ogni docente dovrebbe dare a sé stesso quando decide di abbracciare una professione così impegnativa, sapendo che non avrà gratificazione alcuna, non avrà avanzamenti di carriera per quanto bene possa svolgere il suo delicato incarico, che non avrà uno stipendio adeguato a quanto gli si chiede, nemmeno paragonabile a quello di altri professionisti, e men che meno potrà contare sulla collaborazione di altri soggetti sociali, in primo luogo la famiglia e lo Stato. Avrà, però, la soddisfazione, quando opererà correttamente ed efficacemente, di vedere il sorriso di soddisfazione di un ragazzo che apprende e che comincia ad apprezzare il vivere quotidiano da cittadino responsabile, maturo e libero.

Non è retorica, ma semplice realtà.

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Le immagini di Barbiana sono scatti dell’autore dell’articolo.