La scuola per la vita

La scuola per la vita

21 Novembre 2021 1 Di giuseppe perpiglia

L’insegnamento prioritario che la scuola dovrebbe impartire riguarda il rispetto della persona umana in tutte le sue dimensioni. Questo articolo è una riflessione personale su quanto, oggi, vale la vita umana. Ed ho piacere a condividerla con voi su questo blog che ormai conta un cospicuo numero di affezionati lettori, che ringrazio di cuore singolarmente.

Ogni spezzone della storia del mondo e di ogni singola società è stato caratterizzato da idee e da comportamenti forti e condivisi, anche se diversi da una comunità ad un’altra.

La società attuale, e non solo quella italiana, ha perso quel centro di gravità permanente invocato dal grande Franco Battiato. Essa è in grado soltanto di offrire numerosi punti di aggregazione, ma ognuno di essi è debole e non presenta la necessaria capacità attrattiva e di coesione per una crescita personale individuale e collettiva. Punti che non sono in grado di creare comunità. Il pensiero non può non andare al concetto di società liquida e disgregata espresso tanto efficacemente da Zigmunt Baumann. La globalizzazione, così pervasiva, si è impossessata di tutto e di tutti. L’ultima ‘conquista’, l’ultima preda della globalizzazione, anzi del mercato globale è la vita stessa. Risale al 5 luglio 1996 la nascita della pecora Dolly, il primo mammifero ad essere clonato. Per ottenerlo fu impiantato il nucleo di una cellula somatica, per la precisione una cellula mammaria, in una cellula germinale a cui era stato tolto il nucleo. Tale “prodotto” di laboratorio fu introdotto nell’utero di una pecora e quindi si provvide a stimolare lo sviluppo dell’embrione ottenuto artificialmente, tramite elettroshock.

Gli OGM -organismi geneticamente modificati- fanno ormai parte del nostro quotidiano e sono massicciamente presenti in svariati ambiti, a cominciare dalle nostre tavole. Tali organismi di laboratorio contengono caratteristiche particolari per rispondere alle esigenze di Sua Altezza IL MERCATO. Non certo per le esigenze del popolo, anzi! Tra gli OGM molti sono quelli relativi ad organismi destinati all’alimentazione umana, e non solo, con quali rischi ancora non si sa.

Si è arrivati, e non da ora, a brevettare esseri viventi!

Se un contadino vuole seminare un certo tipo di cereale, ad esempio, deve comprare i semi dalla multinazionale che lo ha brevettato, altrimenti è passibile dell’accusa di furto. Questo particolare “progresso” è fatto passare dalla stampa asservita alla globalizzazione come un successo, come la strada maestra in grado di portare ad un futuro radioso. E le masse, così ammaestrate, seguono tale tendenza e tale imbonimento, come i topi seguirono il pifferaio magico dell’arcinota fiaba popolare.

Questa tendenza porta alle monocolture ed alla monocultura, cioè al pensiero unico. Tutti coltiveranno la stessa cultivar di quel dato cereale, abbandonando le coltivazioni tipiche del luogo perché, magari, meno produttive o meno richieste dal mercato. Ma le monocolture presentano non pochi problemi.

È ben non dimenticare l’importanza della diversità biologica per la stessa sopravvivenza della vita sul nostro pianeta. Ogni nicchia biologica, cosi come ogni grande bioma, è caratterizzata da un’infinità di interrelazioni tra viventi che rende il sistema enormemente più forte ed in grado di resistere alla mutevolezza delle condizioni chimico-fisiche dell’ambiente. Si potrebbe dire, utilizzando un termine molto in voga, che ne aumenta notevolmente la resilienza.

Oggi l’individualismo ed il mercato globale stanno allungando i loro appetiti anche sulla procreazione umana. I figli possono essere bellamente e semplicemente assemblati scegliendo, su lussuosi cataloghi, lo sperma, l’ovulo e l’utero che deve portare a compimento la formazione dell’embrione accuratamente selezionato. Il tutto viene ordinato, anzi commissionato, grazie a professionalissime agenzie atte allo scopo ed in grado di garantire, addirittura, il “soddisfatti o rimborsati”. L’eventuale bambino rifiutato viene trattato come un qualsiasi scarto di lavorazione.

Si parlava di mercificazione del corpo umano quando ci si riferiva alla prostituzione, ma qui siamo, ahimè, ben oltre. Le femministe -ricordate lo slogan «L’utero è mio e lo gestisco io»?- hanno considerato l’aborto quasi come fosse una conquista di civiltà e di libertà. Molto più decisi nel festeggiare tale progresso sono gli LGBT. Solo un inciso. Con tale acronimo si indicano le persone che si dichiarano lesbiche, gay, bisessuali o transgender. In alcuni casi l’acronimo diventa LGBTQI perché vi si aggiungono i queer e gli intersessuali.

Non sto certo qui a puntare il dito contro alcuno. Ognuno, infatti, ha il diritto di vivere la propria vita e di esprimere il proprio pensiero. Così come ogni persona ha il diritto di accettare o di dissentire da posizioni mentali e comportamentali non sue.

Sono convinto, nel mio piccolo e modesto micromondo, che la natura sia ben al di sopra di noi. Pensiamo di conoscere tutto e di poter manipolare tutto e tutti. Ma sono molto di più le cose che ignoriamo. Razionalmente, mettersi contro la natura è una sfida che affrontiamo alla cieca perché non siamo in grado di valutarne adeguatamente le conseguenze.

Si sta disboscando l’Amazzonia, il cosiddetto polmone verde del mondo, e poi ci disperiamo delle inondazioni e delle numerose vittime in Italia, in Belgio, in Germania ed in altre parti del globo. Immettiamo, in aggiunta al disboscamento, tonnellate e tonnellate di CO2 nell’atmosfera e poi ci lamentiamo dei cambiamenti climatici. Ce ne usciamo con le solite frasi fatte che erano già delle generazioni precedenti, anche se per ben altre ragioni: «Non ci sono più le mezze stagioni». In effetti, non ci sono più neanche le stagioni intere. Ma tutto questo lo abbiamo creato noi con i nostri comportamenti che definire irrazionali ed irresponsabili è solo un pio eufemismo teso ad un’impossibile autoassoluzione.

Se il 1900 è stato indicato come il secolo breve è forse anche perché è breve e corta la nostra capacità di guardare e di creare il futuro. La società del mordi e fuggi, del tutto e subito ha prodotto tale situazione. Oggi tutti vanno di fretta per non si sa quale motivo. Non ci si ferma più a pensare ed a riflettere, non si vuole più dedicare tempo all’ammirazione di un tramonto o di un paesaggio. Non abbiamo neanche più tempo per i nostri figli che crescono senza un esempio e, soprattutto, senza il senso del limite. Manca loro una guida autorevole, legittimata e sicura per cui tendono a perdersi nella pseudocultura dei pari o, meglio, nelle proposte e nelle opportunità che vengono loro elargite da gente senza scrupoli.

Ritorna alla mente Collodi con il suo Pinocchio che, quando pensava di aver trovato il paese di Bengodi, è stato trasformato in ciuchino.

Da questo contesto a tinte fosche si può uscire soltanto fissando dei paletti ben definiti, punti di riferimento saldi basati sui valori assoluti del rispetto, dell’etica e della civile convivenza. La rivoluzione, il cambio di paradigma sempre più necessari debbono partire dalle due più importanti agenzie educative: la famiglia e la scuola. E l’ordine di elencazione non è casuale. È sempre più auspicabile, inoltre, una loro stretta collaborazione, un confronto sereno e proattivo quanto sincero per il bene di ogni singolo alunno, attività che potrebbe evolvere in una società migliore e più responsabile.

Bisogna che tanto la famiglia quanto la scuola siano adeguatamente consapevoli dei rispettivi ruoli e della loro importanza nella crescita dell’individuo e della società. Una simile consapevolezza dovrebbe, e sarebbe ora, essere compagna e finalità della classe politica che, dal canto suo, dovrebbe puntare sulla scuola fornendole strumenti, risorse e strutture adeguate e pretendere, in cambio, risultati efficaci ed al passo dei tempi.

Ogni docente, nel suo fare quotidiano, dovrebbe privilegiare metodologie basate sulla socialità, sulla collaborazione, sulla creazione e sulla crescita di relazioni umane, primo ed insostituibile nucleo per formare persone in grado di promuovere e vivere la cittadinanza attiva. Un simile atteggiamento costituirebbe un’efficace risposta alla perentoria affermazione dell’art. 2 della Costituzione italiana che richiede “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà”, mentre al successivo art. 4 afferma testualmente: «Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo la propria disponibilità e la propria scelta, un’attività ed una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società». Famiglia e scuola, unite, sono chiamate a dare una spallata definitiva alla cultura dei diritti per un comportamento bilanciato e razionale tra diritti e doveri.

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