Regole e buon senso

Regole e buon senso

17 Giugno 2020 2 Di giuseppe perpiglia

Il Covid-19 ha scombussolato la vita di intere nazioni, addirittura di continenti, minandone ogni certezza. Le diagnosi certe di infezione virale sono nell’ordine di milioni di individui, i decessi sono nell’ordine delle centinaia di migliaia. Uno sconvolgimento enfatizzato dalla globalizzazione che caratterizza questa nostra epoca. Dal momento che il calcio è stato fermato per la necessaria sicurezza di tutti, i 60 milioni di allenatori del lunedì si sono riconvertiti, motu proprio, in altrettanti virologi. Le esternazioni di Ronaldo o di Lukaku sono state sostituite dalle interviste quotidiane dei vari Burioni, Capua, Galli, Zangrillo.

In dette interviste, invece di chiarezza e di esposizione di dati scientifici con relativa interpretazione, si trova spesso solo protagonismo, voglia di apparire sostenuta da sterile contrapposizione tra prime donne che crea ulteriore disorientamento per i cittadini.

La scuola ha subìto anch’essa gli effetti della pandemia e si è adeguata con la didattica a distanza. Certo, una cosa è guardare lo schermo di un computer, ben altra cosa è scrutare negli occhi i propri ragazzi per leggervi bisogni e risorse.

Lavorare per un percorso di crescita, reciproca!, e condividere tale lavoro, con l’intermediazione di uno schermo non è molto gratificante per un docente a cui piace il proprio lavoro. È abbastanza deprimente. Se nelle scuole secondarie di primo grado e, in misura maggiore, in quelle di secondo grado, il disagio viene in parte mitigato ed attutito dal peso dei contenuti. Molto più problematica è, invece, la situazione con i bambini della scuola primaria. Nella scuola dell’infanzia, poi, la situazione si allontana ancor di più da quello che dovrebbe essere un rapporto principalmente e prioritariamente umano. invece, il bambino, in questo tragico periodo, vede la sua insegnante “in televisione”, quasi fosse un cartone animato, la vede e la vive in modo virtuale, con la sola differenza che con l’insegnante riesce a relazionarsi, sempre in modo virtuale, e molto probabilmente con l’aiuto di mamma o papà.

Molti docenti, e non solo i ragazzi, hanno avvertito questo disagio ed hanno cercato strade personali e creative nella speranza di rendere meno surreali le famigerate video lezioni imposte dalla didattica a distanza.

Francesca Sivieri, una maestra di scuola dell’infanzia di Prato, ha avuto l’idea di invitare i suoi bambini nel parco cittadino per leggere loro delle fiabe. Dalle foto che ho potuto vedere sui social mi sembra di capire che il canonico metro di distanza sia stato rispettato, inoltre, stando ai virologi, quelli veri, sembra che all’aria aperta il contagio sia meno probabile e che il sole depotenzi ulteriormente il virus.

I bambini, ordinatamente disposti davanti alla maestra, erano lì, con la bocca aperta e gli occhi spalancati ad ascoltare le storie meravigliose che la maestra Francesca aveva scelto per loro. Ma, come in ogni favola che si rispetti, ad un certo punto entra in scena il “cattivo” di turno ad intaccare l’armonia dell’incontro.

Un sindacalista, responsabile della sezione scuola provinciale di un grande sindacato nazionale, tuona contro Francesca Sivieri perché avrebbe “messo in cattiva luce” le sue colleghe che non hanno fatto quanto ha fatto Francesca, le avrebbe offeso in quanto a loro non è venuta la stessa idea che è venuta a Francesca. Siamo all’assurdo. Sembra la trama di un lavoro di Samuel Beckett. Caro il bel sindacalista, sempre pronto a stigmatizzare un attacco ai suoi iscritti, poco importa se l’attacco non è tale. Caro dirigente sindacale con le fettine di prosciutto sugli occhi, da che mondo è mondo, il miglioramento è venuto da chi ha rotto gli schemi, da chi ha superato gli schemi mentali predominanti per andare oltre la standardizzazione e l’abitudine. Una difesa corporativa dello status quo, non dovrebbe entrare negli schemi mentali di un sindacato. Fa specie, a tal proposito che la sede nazionale del sindacato in questione non abbia fatto sentire la sua voce: sarà consenziente?

Ogni buon sindacato, ancor prima di un posto di lavoro e del livello salariale, cose molto importanti anch’esse, dovrebbe salvaguardare la dignità del ruolo professionale e personale dei suoi iscritti. Con questa sua sortita il sindacalista ha messo sotto i piedi la dignità professionale e personale tanto di Francesca quanto delle colleghe che pure gli starebbero a cuore. Francesca, infatti, ha visto travisata e calpestata la sua voglia di fare oltre quello che il CCNL le impone, di andare oltre, di lasciarsi coinvolgere integralmente dal suo ruolo. Le colleghe, poi, sono state offese perché sembra che abbiano bisogno di un tutore che le guidi per mano in quanto incapaci di difendersi. Le colleghe, se hanno a cuore il loro lavoro, si sarebbero dovute interrogare sull’azione di Francesca e trarre le loro conclusioni, accettando o rifiutando in modo critico la sfida del miglioramento. Il rispetto della dignità professionale dei propri iscritti passa anche dall’accogliere e dal promuovere le buone prassi, e questa lo è.

Ma quella del sindacalista non è stata l’unica voce che si è levata per la “trovata” dell’insegnante Francesca. Infatti, oltre 100 famiglie, quindi anche famiglie che non erano direttamente coinvolte nell’episodio in questione, hanno firmato una lettera aperta a favore della maestra Francesca. Tra le molte frasi a supporto dell’azione di Francesca, ce n’è anche una per la inopportuna presa di posizione del sindacalista: «Vergogna per chi denigra senza conoscere. Vergogna per chi mette zizzania quando dovrebbe tutelare e potenziare le lavoratrici e i lavoratori della scuola. Vergogna per chi si indigna per le cose belle di cui sono capaci le persone».

Per le famiglie, molti docenti non si sono affatto sentiti minacciati dal gesto di Francesca, ma lo hanno considerato per quello che è, una delle tante buone prassi che molti di loro hanno attivato in questo brutto periodo, tutte iniziative finalizzate a mantenere quel filo d’affetto, tanto forte quanto invisibile, con i loro alunni.

Nella querelle, poi, non poteva mancare l’apporto del tuttologo, o critico, di turno. È stato, infatti, pubblicato un articolo in cui l’articolista sguazza tra l’uso e l’abuso di luoghi comuni. Egli stigmatizza il fatto che i genitori vedano nel gesto di Francesca un simbolo di disobbedienza civile. Secondo l’articolista, invece, si tratterebbe di una vicenda tipicamente italiana in cui il potere vieta la libertà ai bambini e non prende in considerazione le esigenze dei genitori. Sempre secondo questo zelante articolista, il gesto di Francesca andrebbe ascritto agli atti come una scappatoia per eludere regole e protocolli. Conclude con una frase lapidaria e che non ammette repliche: «La maestra ha infranto le regole. Punto». L’estensore dell’articolo si erge a giudice supremo, inflessibile, che indica i confini, invalicabili, stabiliti dalle regole.

Ogni persona degna di far parte degli Uomini cerca di far bene il proprio lavoro e, ancor di più, di promuovere e curare le relazioni ed i rapporti umani. Questo è ancora più vero nel caso di un docente. Quella del docente è, infatti, una professione profondamente intrisa di afflato umano. questo richiede o, addirittura, pretende una partecipazione emotiva ed una disponibilità che vada, non contro le regole, bensì oltre le regole. E questo ha fatto Francesca.

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