Questo è il tema…

Questo è il tema…

9 Ottobre 2018 1 Di giuseppe perpiglia

Una docente, attenta a quanto succede nel Paese, chiede ai suoi studenti dell’ultima classe di un liceo scientifico, una riflessione personale su una norma da poco introdotta dal governo, chiedendo, anche, di fare un confronto con un triste episodio della nostra storia recente. La norma è il Decreto Sicurezza e Immigrazione –  Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione. Nella traccia l’insegnante afferma che nella nostra pur bella e civile Italia, dopo 80 anni dalle leggi razziali, si registra un rigurgito di razzismo. Il testo della traccia viene portato all’esterno della scuola ed un genitore, subito allarmato dalla politicizzazione del corpo docente, crede bene di informare un politico locale, coordinatore della lista Lega Salvini Premier. Il politico locale, tronfio dello scoop e scandalizzato per l’accaduto (!), avverte subito il leader maximo del suo movimento. E qui si scatena il putiferio. Il ministro degli Interni, onorevole Matteo Salvini, inveisce contro la politicizzazione della scuola e contro i docenti che fanno il tifo per la sinistra.  Non contento pretende, spero in maniera retorica, la testa dell’insegnante che, a suo dire, dovrebbe chiedere scusa e cambiare mestiere, evitando di fare militanza politica in classe. La risposta all’insegnante termina con questa frase: «Un abbraccio a quei ragazzi da parte di un papà che lavora per una scuola senza pregiudizi». La retorica del buon padre di famiglia fa sempre presa, avrà pensato il nostro buon politico, forse consigliato in proposito dalla sua compagna Elisa Isoardi. Eh, la famiglia!

Penso sia opportuno, per dovere di cronaca e per chiarezza, riportare integralmente la traccia assegnata dalla docente: «Il 5 settembre 1938 in Italia furono promulgate le leggi razziali. Oggi in Italia dopo 80 anni si registra un ritorno al razzismo, è un’opinione diffusa che proprio il recente decreto in discussione al Parlamento, che riguarda l’immigrazione, contenga delle istanze razziste. Descrivi le leggi razziali e confronta il testo con il decreto recente ed esprimi le tue riflessioni».

Ho letto e riletto la traccia incriminata ma non riesco a trovare il proditorio attacco alle istituzioni. Ho trovato, invece, una docente attenta alle dinamiche del presente, ma che non dimentica il passato, una docente che sprona i suoi studenti a dire la loro su una norma, e sulla filosofia che l’ha ispirata, che ha fatto parlare tutti gli italiani. La risposta del ministro e del suo fedele scudiero alla traccia, per quanto discutibile, è stata molto più veloce delle risposte che il Paese si aspetta da un Ministro della Repubblica Italiana. Sembra, quasi, che questi nostri politici soffrano di noia e, per non cadere in una sindrome depressiva da scarsa attività, cercano di riempire le loro vuote giornate con un’attività qualunque, attaccandosi a qualsiasi cavillo per dare ragione del tempo che passa.

Forse la paura vera, la molla che ha fatto scattare la reazione, non è stata l’accusa di razzismo, non partita certo dalla docente, bensì quella di avere cittadini che ragionano, cittadini che esercitano il loro senso critico, persone in grado di ragionare con la propria testa. Il rischio maggiore per il pifferaio magico è avere a che fare con persone che escono fuori dal gregge.

È facile arringare la folla, stremata da anni di crisi dovuta in parte anche ad una classe politica non adeguata, con il celodurismo di bossiana memoria e con frasi ad effetto trovando sempre e comunque un capro espiatorio da sacrificare sull’altare del consenso elettorale. Mi viene in mente il film Girolimoni, il mostro di Roma del 1972, regista Damiano Damiani con uno splendido Nino Manfredi. La sceneggiatura prende spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto durante il ventennio fascista. Il regime, incapace di trovare il vero colpevole, crea un colpevole ad hoc per tacitare la folla e per dimostrare la sua (presunta) efficienza.

Ma all’errore del ministro si aggiunge, ed è ancora più grave, l’errore della dirigente scolastica che invita il fido scudiero perché tenga un incontro con i ragazzi per spiegare il decreto sull’immigrazione, fornendo un’occasione, questa sì, per fare propaganda politica nella scuola. Ma su questo il ministro non si esprime!

Spero che il ministro ed il suo fido scudiero non lanceranno, ora, i loro strali contro di me.