Conoscenze vs Competenze

Conoscenze vs Competenze

21 Maggio 2018 2 Di giuseppe perpiglia

SUl periodico on line della Tecnica della Scuola ho letto l’articolo a firma di Dino Galuppi e datato 6 maggio 2018. Il titolo era Contano più le conoscenze che le competenze: l’INVALSI americana fa dietrofront, quella italiana tira diritto.

Già dall’impostazione del titolo si percepiscono  le convinzioni dell’Autore che propende verso le conoscenze, adducendo a sostegno di tale convinzione argomentazioni sicuramente valide. Questo il concetto esteriore, quello ben visibile, ma quello sotteso, da leggere tra le righe, che però traspare con altrettanta chiarezza, è la reciproca esclusione tra conoscenze e competenze. Nel corpo dell’articolo, poi, si fa riferimento alle competenze specifiche. Bene, secondo me bisogna fare un po’ di chiarezza per definire al meglio il campo su cui vogliamo far giocare la partita tra conoscenze e competenze.

Non c’è nessuna contrapposizione insanabile tra conoscenze e competenze e nessun docente, degno di tale titolo, si è mai sognato di buttare via le cooscenze per inseguire solo le competenze, anche perché sarebbe impossibile. Le prime, infatti, sono necessariamente propedeutiche al processo, spesso lungo ed articolato, che porta all’acquisizione delle competenze. Nell’articolo, inoltre, si parla di competezne specifiche che vengono, seppure indirettamente,  definite e presentate in un modo che ricorda più le abilità che le competenze stesse.

La competenza, come ci hanno insegnato i grandi pedagogisti, è un concetto molto inclusivo che parte dalle conoscenze e che viene influenzato dalle capacità e dalle abilità del soggetto ma anche dall’ambiente scolastico e sociale in cui il processo di insegnamento-apprendimento si svolge. La competenza, però, per quanto specifica possa essere, presenta sempre uno stigma di trasversalità che, spesso, la rende sfuggente e che fa in modo che non la si possa valutare con un semplice test, sia esso strutturato, semi-strutturato o non strutturato. Per valutare le competenze, e mi scuso per l’ovvietà dell’affermazione, bisogna far ricorso a situazioni-problema o a compiti di realtà. Bisogna far ricorso ad attività più o meno complesse che richiedono il ricorso a tutto l’essere della persona, attività che siano in grado di intercettarne e di promuoverne le potenzialità.

In questo modus operandi, quindi, non è possibile far ricadere i test INVALSI che si basano, appunto, su test puntuali. Tali test, per quanto complessi e per quanto possano richiedere processi mentali più o meno articolati, non riescono, da soli, a far emergere a pieno le eventuali competenze acquisite, ma poggiano saldamente sulle conoscenze. Non bisogna, poi, dimenticare la funzione dei test INVALSI, che è quella di avere il polso della situazione della funzionalità e dell’efficienza del sistema di istruzione nazionale e non certo quello di appurare le competenza acquisite dal singolo alunno.

Perché l’alunno faccia proprie le conoscenze basta far ricorso alla classica lezione frontale che, per quanto non la si possa eliminare completamente, scade spesso nella noia e provoca non di rado demotivazione, anche nello stesso docente che, magari senza rendersene conto, scivola lentamente verso una ripetitività che rende ancora più ingrato e ancora meno gratificante quello che dovrebbe essere ill lavoro più bello del mondo.

Per far sì che i ragazzi acquisiscano le competenze richieste dalle Indicazioni nazionali 2012, la lezione frontale non è certo la scelta di riferimento che, invece, risulta essere il progetto. Tale attività didattica deve basarsi su una tematica quanto più possibile vicina al vissuto del ragazzo/alunno/studente/persona. Il progetto è un’attività ben difficilmente ripetitiva, il progetto mette in moto la creatività di docenti ed alunni, sia nella fase di stesura sia nella messa in pratica. Rende protagonisti i ragazzi che, venendo coinvolti direttamente, partecipano con una maggiore motivazione e con uno spirito sicuramene diverso, guardando alla scuola  come ad un luogo in cui sia possible esprimere le loro potenzialità e potersi confrontare con la realtà che bussa con sempre maggiore insistenza alla porta della loro esistenza.